Diario della morte italiana

Diario della morte italiana

venerdì 11 dicembre 2015

Romeo e Julieta nella Verona leghista







Contro un'ordinanza del sindaco di Verona F. Tosi che vieta di fare la carità nel centro storico della città ho realizzato questo video e l'ho inviato (come al solito mediante un bombing di email) allo stesso sindaco e a tutti gli uffici del comune di Verona insieme con le associazioni e gli organismi veronesi interessati.
A seguito di questa "azione" il sindaco mi risponde per email e ne nasce un carteggio (pubblicato on line dal quotidiano Qui Europa). 























Il meglio di Torpignattara




                                                      Nella strada uomini sfusi 
                                               conclusi nella strada.




Contro l'incuria del Parco Sangalli a Roma, lordo di immondizia e siringhe tra i piedi delle migliaia di avventori tra cui molti bambini, ho compiuto questo video. Esso nasce da una "raccolta spontanea dell'immondizia" (così si chiamano queste iniziative, le quali, per quante ne avvengono sistematicamente nella capitale, sono ormai una realtà codificata) organizzata, filmata e argomentata da me in questa composizione.  








Se vedete un trentenne
col viso pulito, da ragazzo,
a spasso per la periferia
forse quello starà pensando
ai ligustri di via dell'Acqua Bullicante
o sarà in cinta di quella consueta poesia
che nasce al crepuscolo
rincasando.

Se vedete un tipo sospetto
che osserva le vostre finestre,
gli ingressi delle brutte case
in cui vivono nonni e nipotini
i tossici disinvolti
il bucato triste dei cinesi
le fritture dei bangladesi
……………………….
……………………..
forse lui starà cercando
parole appropriate a tutto questo.





***



Coi nomi di queste vie



   Scritta in una strana potente domenica romana d’aprile
   quando il cielo era opaco ma l’umore limpido
   e un trenino avente per capolinea qualche profondità della via Casilina
   mi ha raccolto a Torpignattara e scaricato alle porte della borgata Giardinetti
   dove, con una penna comprata in un bar,
   su un volantino pubblicitario raccolto dalla strada,
   sono accaduti questi versi                
   che dalla strada sono tornati alla strada


Coi nomi di queste vie
cosa viene a noi
che abbiamo letto milioni di versi? 
Signora delle nostre arti,
chi sei che soffi poesie dal nulla
e la cara via Casilina ti è alleata
e complici ti sono le sue vie?

Via dell’Alloro
via dei Glicini
via delle Magnolie
…..............
..................

A via dei Giardinetti
arriva questo trenino
col suo proletariato di facce
e lungo la via altri nomi
altri complici vicoletti,
altro proletariato di incisori
orafi, pittori…

Via Ercole Bazzicaluva
via Angelo Cappuccio
via dei Fratelli Poggini
.................
.................

Ah, voglio scrivere ogni tuo nome
poesia della mia patria
e voglio scrivere la parola patria
tante volte per quante arti
quante vie quante facce tue,
poesia della mia patria.

Una palazzina a metà limone e grigio
un’altra di croste, un’altra di rosso
che svanendo dalla sottostante calce
sempre più assurdo e felice diventa,
al di sopra di ogni pittore!
…..............
..................

Ah, se solo proviamo ad entrare
tra questi muretti
dove stanno le magnolie
i fichi e sempre i limoni,
dove vasi rusticamente magistrali
decorano alti gli ingressi
e statuette di nobili leoni
vegliano proletari casati
di ciociari, operai, contadine 
e pomodori, agli, zucchine
gatti assopiti, cani insonni, e di gesso
quanti nani nei giardinetti calmi
tra tavolini e sedie riverse su cui piove
e poi torna il sole romano;
finché oggi queste casette
un tempo misere e disperate
stanno come avvertito possesso
di quel qualcosa d’umano
che anche dei più inumani borghesi
è sogno.

E quando il vento è caldo
e la terra si gonfia come il pane
più degli oleandri e degli allori
sono le tante palmette africane
a fremere nei marciapiede,
quando il vento è il maschio
che sgorga dalla primavera.

E l’umanità di questo trenino che torna
fatto di carne e ossa: tante forme
qui e là scolpite, piccole e grosse
teste, e tanti colori di pelli fini
qui e là dipinte: meraviglia del mondo
nelle tante sue regioni e patrie; e
le mani lisce poche, le mani rosse
e graffiate pesano sui pantaloni,
e questa mano che tiene la penna
scrivendo al ritmo della gioia
e del dolore più coscienti oggi
in questa domenica quasi d’aprile,
quando abbiamo sognato afferrare
l’intenzione viva e callosa delle cose:
miniature di miniature all’infinito
contenute in queste vie, anzi incise:

le porticine storte dalla ruggine
le fontanelle reclinate sui loro getti  
le piccole targhe che avvisano dei cani
l’incombenza, o portano nomi,
indicano fabbri, dottori, matti
e una fabbrica di bomboniere
....................
....................
e la morte in motocicletta di qualcuno 
su quel punto di strada puntuale
dove l’erba approfitta della crepa
il rampicante lega le sbarre
e il finto girasole nel vento ruota…


'Na cosa  
videopoesia




***
  
La mia saggezza?
La userò come segnalibro
fin quando non sarò più colto.

La mia razionalità?
Non controllo mai il resto
che il commerciante indiano
mi mette nel cuore della mano,
mentre ne seguo il gesto
come un cane
e lo amo.


***




Voci di vedove e vecchi edili
voci di ieri nella borgata
mi hanno rapito
nella sera di Roma,
quando alla fine di Ottobre
una luce appena sufficiente a leggere
prende i fogli della scrivania, i libri
maestosi, la gente umile, la Strada
lurida dove giocano i bambini,
i negozietti vocianti, le risa ferrose
delle signore...tutto nel suo giallo scordato.
E tutto sembra conciliato in sé, nelle cose,
anche la frase piena d'immondizia
s’intona al verso di Rimbaud
per strana amicizia,
e la mia stanza
stornella con la Strada, e ogni cosa
come dentro un'unica bocca emozionata
cade nella sera felice e disperata
profana e amorosa.






***





Vecchio giorno di festa


Gli occhi e le labbra chiuse dei palazzi
appena assolati nei mattini
e nel richiamo della città gli uccelli sono pazzi
o forse sognano, o ritornano bambini.

Il sabato è quella luce che bacia il vuoto degli spazi.






















SALVAM ROMÂNIA!


România! 
(tradotto e interpretato da A-I. Ardeleanu) 



Al popolo romeno (Al poporului român)


Con le tue bambole popolari di Negresti Oas

e le tue croci votive di Maramures
ceramiche di Horezu e Cucuteni
flauti d'oro, uova dipinte a mano

Romania: contar moneta ogni giorno

ma si può così in eterno?
Romania, ho cavato dai tormenti la tua dignità
ma dopo il sangue che cos'altro puoi dar?

A Bucarest ghiaccio rigato da gaie lame

nelle domeniche salvate dalle dure ghigliottine...
del lavoro. Al primo posto in Europa è il lavoratore romeno
ma l'Europa Unita pretende pure che sia vegetariano

Quelli che mancano non ricevono giustizia

partiti per i Paesi della falsità e dell'avarizia
che servono alla tua  inquieta sopravvivenza,
non alla tua animata ma calma essenza!

Vedo città e villaggi, poche le vie maestre molti i sentieri

e vedo i sentieri crepitare in sassi tra rarefatti poderi
che non si arriva fino all'ultima casa in fondo allo sterro
senza il cavallo e le assi aspre che compongono il carro

La risposta è dolce, e allontana gli esacerbati,

il villaggio ha parole gentili e fatti concreti
benché tanta sia la cattiveria della ricchezza
contro questa povera sublime gentilezza

Ma attenti! le querce nere nascondono laghi di vetro,

le cortecce rugose celano ancora felini di velluto,
la nostra gente cela questi e altri segreti
lassù oltre i pascoli degli ovini mansueti

Nelle nevi perturbate s'acquietano gli orsi di miele...

ah turbe vostre negli inverni pazzi e severi!
Follia di padroni del mondo... state attenti!
orsi affamati ripiegano nelle ville dei possidenti.

Ionica con un balzo fa cadere una pioggia di susine

ha un figlio, la moglie in Italia e conduce la pensione;
Ionica, Severica, Marcut dicono: "tutti amici siamo"
ed io e Lucian in un unico lettone alloggiamo

Belle scarpe ho portato da Londra, da Roma

e chi mi vede con occhi innocenti trema!
ma la mia mente vola alle vecchie terrose scarpettine...
Uomo deriva da humus-fango, questa è la prima lezione

Tirate dai cavalli le anime dei contadini

vanno nel ballottolìo ignoto ai signori cittadini
e le anime sono sempre odiose alle coscienze
che impongono misura europea, legge ignorante!

Ah, falso raziocinio, cattiveria da riccastri,

sapiente vi osserva la verde anima dei Carpazi! 
Forcone e penna hanno già trafitto voivoidi e dittatori,
e i libri portati nelle tasche sono giardini pieni di fiori!

Al nostro popolo si chiede anche l'ultimo fiato,

l'ultima goccia di un pianto già troppo salato,
eppure una intensa serenità nel profondo sento
come la voce del bosco intorno alle case... un incanto!

Alza questa voce limpida, Romania, falla sentire!

Non sei tu la selvaggia lupa in catene da serrare.
Alza questa voce dura, Romania, come uno scoglio,
ché il più piccolo sasso può ribaltare il grande carro!





stralcio in lingua italiana tratto dal III° appello di Salvam Romania 
( o parte in limba româna din al III-lea apel al lui Salvam România)


"Abbiamo cercato di sintetizzare in questi scritti e in questi video il nostro punto di vista sull’attuale, e a nostro avviso più significativo, problema nazionale della Romania di questo ultimo decennio: la colonizzazione del Paese da parte delle aziende agricole straniere che comprano terre.


Salvam Romania non è un’associazione né un partito politico, ma una pure espressione di amore per la Romania mediante la sensibilizzazione e l’informazione di più persone possibile.
Salvam ha un account su Facebook che non ama la chiacchiera ma è riuscito a creare una rete di oltre 2200 contatti nell’arco di tre mesi.

Salvam ha inviato, invia e sta inviando moltissime email agli indirizzi di intellettuali, poeti, attivisti e giornalisti che devono essere coinvolti e prendere posizione. E non inferiori per numero e fatica sono stati gli inserimenti dei nostri appelli su molti siti internet.


Lo scopo è avvertire e mobilitare, dato che la terra non si difende con le parole ma con le azioni, e tra queste la prima è comprare terreni da sottrarre ai vampiri.


Le ricadute sulla vita generale del Paese sono sotto gli occhi di tutti : corruzione politica ai massimi livelli (grazie anche alle tangenti straniere), leggi che aiutano gli speculatori stranieri e uccidono i contadini romeni, terreni venduti e quindi un popolo spossessato, agricoltura speculativa,carovita e prezzi di mercato decisi dalle aziende straniere, distruzione del paesaggio, inquinamento, depauperamento, disboscamento, etc.


Un quarto di Romania è già in mano straniera, ma per i restanti tre quarti possiamo ancora impedire che venga comprata dai colonizzatori.


Le nostre proposte in questo senso sono semplicissime: andare dai contadini, informarli e dissuaderli dal vendere agli stranieri. Ma, come atto ancor più decisivo, comprare noi le terre che i contadini stanno vendendo ai vampiri."





România de vânzare (Romania Vendesi)
Poetainazione și A-I. Ardeleanu (Salvam Romania)

Pamantul meu fara pamant (in lingua romena)

Exemplu familia Olteanu (in lingua romena)


Locuitori ai Romaniei,
colonizarea Romaniei din partea antreprenorilor straini ne-a lasat deja fara o treime din pamanturile tarii noastre,  exploatand saracia si modestia taranilor nostri dar mai ales exploatand lipsa statului roman, complicitatea sa in a da autorizatii si gradul sau de coruptie. 
Am fost vanduti  si speculatorii straini ne arata deja roadele imbogatirii de pe urma acestor pamanturi.
Putem enumera numele acestor speculatori-vampiri, care in ultimele decenii au devenit oameni bogati, chiar printre cei mai bogati din lume, in timp ce noi am devenit tot mai saraci si am devenit printre cei mai saraci din lume (Geox S.A., Maschio Gaspardo, La Perla, etc).
Tara noastra este locul radacinilor noastre, ale caselor noastre si al destinului nostru.
Astazi taranii vand toate acestea chiar si pentru 500-2000 euro pe hectar, fii lor de multe ori lucreaza in strainatate pentru acelasi motiv, nepotii vor fi niste romani fara tara.
Statul roman, de acord cu Uniunea Europeana distruge asa suveranitatea nationala.
In anul 2015 se pare ca si suveranitatea monedei noastre va fi distrusa.
Tara noastra urmeaza sa fie controlata, administrata, manipulata in mod complet de aceste forte straine.
Multe servicii publice au fost privatizate astazi si sunt in mana strainilor.
Multe intreprinderi, o data ale statului, astazi sunt straine.
Multe fabrici private in Romania astazi sunt straine.
Multi muncitori romani astazi sunt dependenti de acesti straini.
Doar taranii nu sunt dependenti de straini si pot mentine vie si pura independenta si identitatea noastra. 
Trebuie neaparat sa oprim vanzarea pamantului sau sa fim noi, romanii, cei care le cumpara!
Autorii acestui manifest cred ca daca fiecare dintre noi cumpara macar un hectar de pamant sau chiar mai putin acolo unde vampirii-speculatori isi pun radacinile atunci Roamania se poate salva, prezenta noastra ca si propritari ar fi superioara si deci si puterea noastra ca si popor si ca principal actionar.
Putem sa contrastam colonizarea in mod individual dar si sa ne unim si sa actionam conform unui plan comun. 

salvamromania2@gmail.com  
facebook: Salvam Romania / Romania Salvam
Aratati acest Video-apel si altor persoane, multumesc!



"Viaggio in Romania" 
 "reportage poetico di un viaggio" 
 "Sintesi poetica di un viaggio in Romania"

Questo racconto o reportage poetico di un viaggio in Romania ha cambiato molti titoli, e ancora oggi non sono sicuro ne abbia uno. Ciò è dovuto probabilmente alla forza del suo Demone, che è instabilità e inquietudine. Demone che corre nella scrittura e corre anche nella realtà. 
Lo scritto è del 2002 ed è immediatamente successivo al viaggio, o forse no, è il contrario: esso anticipa il viaggio. Non so, anzi, so solo che non ho buttato giù nemmeno una riga mentre ero là e a tutto pensavo meno che a scriverne. Eravamo tre amici in vacanza.
Ma poi, quando sono tornato, ho tirato fuori da me questo testo, quasi partorendolo di colpo, quasi ricavandolo come un feto non mio, fecondato da uno spirito esterno. 
Quel demonio sicuramente mi aspettava, tra Bucarest, Brasov, Sibiu e Costanza, e come l'ho ricevuto l'ho reso in questa prosa lirica e sintetica, poetica e documentaristica. 
Da allora sono tornato in Romania molte volte, e l'ho poetata, detta, descritta e narrata in molti modi, ma quel demone non mi ha più preso. In questi ultimi anni ho scritto sulla Romania cose tecnicamente più precise e più belle sul piano letterario, ma questi testi non mi sorprendono e non mi danno la voglia di pubblicarli.
Forse un giorno l'ho visto, un'altro giorno l'ho intravisto, ed anche lui ha visto me, ma il fatto è che non mi ha preso. 
Pertanto, se c'è un motivo, è forse questo che mi fa ritenere queste sei pagine piuttosto rare. 

cliccate qui per leggere il testo:











martedì 8 dicembre 2015

Grande (Porno) Fratello e altre azioni : 4 ricerche e 2 boutades



In questo post, sfruttando l'eccezionale mezzo di ricerca qual è internet, ho collocato quattro ricerche (e due boutades) realizzate in questi ultimi anni su temi quali: 

Il programma televisivo "Il grande fratello";


cliccate sul link:   
Grande Porno Fratello



La figura umana e sociale dei gay in Italia negli ultimi anni e nella violenza cui sono oggetto;   
       cliccate sul link:  
Gay


I giovani cantanti televisivi italiani e i loro (nostri) produttori discografici in comparazione con un esempio estero: i giovani norvegesi Kings of convenience e i loro discografici; 
cliccate sul link: 
L'impatto dei telefoni cellulari sulla nostra salute 

Le boutades:

Due facce della stessa Grecia.





cliccate sul link:
Grecia














Due facce della stessa Italia.

 

cliccate sul link: Terremoto






Alcuni versi






Alcuni versi 
                               

dalla raccolta

POESIE STRAPPATE CON MIRABILE SFORZO E INAUDITA COMPOSTEZZA 
AGLI INIZI DELLA SECONDA DECADE DEL 2000 
IN UN’ITALIA CHE RUTTA 
O TACE UBRIACA


Gesù ieri oggi e domani (brandello di un poemetto zoppo)


Nel nazismo dei fulvi forni crematori
ubicati nelle pulite verdi campagne
(ne fu davvero ignaro il popolo tedesco
o piuttosto fu colpevole, come il nostro?)
furono uccisi 230.000 bambini ebrei
tra Auschwitz e Birkenau e poi

                                il domani:

consumismo di limpidi forni televisivi
pubblici e privati ubicati tra Roma e Milano
(ne siamo davvero ignari, popolo italiano,
o invece sappiamo?) dove milioni di bambini
hanno portato - ora di cena - e fatto bruciare

                “Gesù ieri oggi e domani”
scrivono di te, Dio delle televisioni,
e dicono che muovi il passo "su questa Via",
che sei "amato dai bambini", che "hai disposto
perché ti amassero ( in questa TV)"
ma poi dicono anche:
                      “sono solo bambini”
anche questa è una frase loro, Luogo Comune
di quelli che là dentro parlano con apologia
dell'infanzia e sembrano i buoni coi monelli
preti e genitori uniti in un'orgia senza nome

               “Gesù ieri oggi e domani!”
e s'inginocchiano, e mani sulle testoline,
e mostruosi amorosi liberali con arpione
che strappa tessuti di purezza, nostra Nazione
calmo lager in cui i bambini
                       "sono solo bambini"
e - per programma - diventano gomma,
oggetti di morte in mani pretesche,
contratti per glorie televisive
da contarne l'indomani i numeri
                         
                       "sono solo bambini"
          o la nostra NUOVA GENERAZIONE?
(dico io ma chi mi ascolta?)
Imitano i famosi, conciati come loro,
piccolissimi candidi in studios bunker
mischio di donnacce, guitti, comici
tristi come quei pubblici claque e
               “Gesù ieri oggi e domani”
i bambini mutano in guitti perfetti
assassini e suicidi del domani
tra applausi di morti, microfoni,
caverna d'italia buia macchina di luci
                       ieri e oggi e domani?
(Sarà davvero così anche domani?)

Sono sicuro che possiamo riaverlo
il grande BAMBINO DENTRO
dalle percosse della Chiesa e del Regno
fosse anche dall'orgia più oscura
possiamo riaverlo, strapparlo all'arpione!

Verginità, Innocenza, Timidezza, Stupore
torneranno alla nativa sorgente
(dove sono stato anch'io e tutti…)
e sarà la NUOVA GENERAZIONE
a distruggere per sua mano questi forni
 ....................
.......................
.....................



***

Dopo la piena ho visto il Tevere


Dopo la piena ho visto il Tevere.
Si chiama “piena” la sua massima espressione,
il suo atto magnifico, con dignità di gigante.
Anche l’Uomo ha il suo atto magnifico
e la sua dignità può essere gigantesca
nel “pieno” della sua espressione umana.

Ma dopo la piena ho visto gli alberi vestiti di stracci:
i rami superbi attoniti, acconciati con brandelli di buste,
plastiche colorate e nere di sacchi pendenti ovunque.
La vista reale, in questa Roma, è sempre più reale
se l'ignoranza ci offre questo suo specchio.

Ho visto la montagna lontana dietro i gas,
e quest’acqua violentata sotto i nostri occhi
che sempre tenta la sua sorgiva verginità.

Ho visto il dio “biondo” stranito e alieno
come quel trans trattato da bestia,
lungo corpo livido tra queste rive.

Ho visto i blasfemi corvi dominarlo
e i topi viscidi farvi tane,
gli esseri più infimi amarlo.

Io che sono sceso nella sua fossa
tra le acque maculate di liquame
ho visto.




***




Lezioni

          I


Si dovrebbe sempre essere armati
di penna, apparato fotografico, telecamera, etc.
quando si passeggia nel tempo scampato
alla compressione e alla depressione,
e per vie, spiagge, prati
come reduci di guerra o ex-carcerati
andiamo belli così, in bicicletta
o sulle meravigliose gambe.

Ma ci hanno educato ad esser depressi
e compressi sotto i dettati!

O sole, albero, ragazza leggera sul prato,
o vortice d’aria che dal sentiero alzi
quel fantasma che avvolto in una sciarpa
di foglie e cartacce cammina superbo
finché nell’aria vasta si sfalda.


          II


Romanza n.2 di Beethoven
seduti in macchina
e viaggiare

Da una finestra
affacciati in borgata
incidere versi

Strumenti ci aspettano
stazioni di treno ci chiamano
aeroplani ci provocano

Ma i soldi non permettono, dobbiamo contarli inchiodati
i carri armati si posizionano, dobbiamo includerli nelle mappe
e nelle poesie


Poesie?
Sì, questo bambino registrato all’anagrafe
trentanove anni fa
vorrebbe nutrirsi di poesia, essere degno della vita.


           III

A qualche lezione d’adulto hanno portato
questo uomo
che voleva dimenticare d’essere adulto
per quel senso arcano
che ci fa preferire al cemento l’erba.

Mi promettevo di svelare quel bambino
coperto di croste, il piccolo innocente
contro il grande dittatore
mi sembrava l’unico dovere!

Ma il bimbetto, già creatore
di poesie, è stato portato alla scuola
e lì castrato.

Scuola del contare i soldi intascati
con l’entusiasmo dei carcerati
che contano i giorni; scuola
del trascinarsi ambiziosi
nella pochezza… Basta!
invoco la mia morte di borghese
reclamo la vita di quel bambino
affermo che delle mie trentanove annate
è certo lui il mio sapore più sacro:
i miei mille poemi
i miei prati da atleta
i miei balzi lunghi da felino
scappato allo zoo di Stato.




***



Vino distillato dalle piaghe
angelo ricavato dal dolore
oggi compio, qui, l’ennesimo delitto
- delitto della poesia!

Il bambino ricuce così la sua ferita
- chirurgia di parole.

Ma quale gesto lo ha squartato?
forse un uncino di bocche truccate
che hanno parlato una lingua non vera,
o quel gigante che chiamano abbandono,
o quel nulla che ha distratto il genitore.

Ma non importa ormai - in questo mattino
illuminato d’immenso orrore,
qui nel futuro avverato - quale delitto
abbia reso così feroce il bambino
fino a farlo urlare con voce maschia
e per mille fogli senza orario né meta consumarlo
- oh poesia di una biro così seria!

Senza l’ultimo pudore cosa resta?
nella vocazione di un provocatore
non c’è poesia, no, pulsa una bieca
impudica ispezione da squartatore.

Si sa, il bambino che non si sente amato
risponde così: inconsciamente s’ammala
e muore – mentre colui che è ben dotato
di poetico talento procede e s’alza
nel delitto, angelico distruttore.





***




O lingua italiana
gabbia della mia lingua nativa
materna, paterna, fraterna
avuta in ogni possibile modo
e che in ogni modo mi tiene
fammi uscire!

Vediamo già da troppo tempo
oltre questa cintura di cattiveria,
confini che ci spetta di rompere.

La morte gioca qui con libertà
e i suoi maestri sono noti, finché
entra con forza nei nostri girotondi
amorosi, vitali, divinamente puerili.

Ho cercato di respingere quella mano
che si ostina a voler cogliere la mia,
a farci girare, a girare con noi.

Ieri sera è stata un’altra sera
che potrei dire “non venuta dalla mia mano”,
né mia, né nostra, né di nessuno
e nemmeno di questa lingua, non italiana.

Ma io come poeta, leccato per primo
da questa lingua di morte, sono il primo
tra i morti, il primo tra gli italiani.