Diario della morte italiana

Diario della morte italiana

mercoledì 2 febbraio 2022

 

                                            L'AMAZZONIA STA BRUCIANDO

Insomma...

 noi siamo certamente convinti, lo si vede nei fatti, che vivere una vita da italiani non possa coincidere, nei fatti, con il bruciamento dell'Amazzonia; la cui  distruzione avviene ormai sistematicamente non da ieri. Distruzione che avviene esclusivamente per fini commerciali (allevamento di bovini da macello, piantagione di palma da olio, commercio del legno, ecc.) e che, secondo calcoli concreti, equivale a perdere una fetta di foresta delle dimensioni di un campo di calcio ogni 2 secondi!  

  Eppure, nonostante tale tragedia immane e crudele, solo pochissimi di noi sono oggi impegnati in prima linea, come le ONG presenti in Brasile, o impegnati a lottare "da casa", magari anche solo seguendo una nuova linea comportamentale e abitudinaria (es: usando Ecosia al posto di Google, mangiando carne di provenienza non brasiliana, evitando i prodotti con olio di palma, facendo donazioni e poco altro). O magari operando nella cultura e nell'arte, ovvero nel solco della cosiddetta sensibilizzazione.

   Il problema è quindi sia in coscienza, sia nella coerente azione che ne consegue. Ma questa coscienza dov'è ? Io non sento nessuno accanto a me porsi il problema dell'Amazzonia. E vedo tutti sempre troppo alienati nel lavoro, nel lottare contro le tasse e le bollette, oppure nel darsi piacere. 

   Da una parte c'è la Realtà costituita, schiacciante, di chi deve guadagnare denaro, e con lavori anche onesti, ma che è comunque un rubare; un rubare a se stessi e alla propria coscienza, alla propria vita, che è come derubata... nelle maglie del lavoro, del denaro, della sopravvivenza. E su questo pesa tutta l'iniquità dello Stato, che è un altro ladro, rubante da noi in modo abilissimo; ed è anche un abile furbo e spesso anche un abile persecutore, quando ad esempio una multa non pagata, ma già estorta con mezzi iniqui, lui la moltiplica negli anni fino a chiederci somme moltiplicate. Lo stesso Stato che paga i guitti della televisione pubblica fior di milioni, e così dimostra, bellamente, che non ha bisogno di accanirsi su una tassa o su una multa. Così come non ha bisogno di tagliare pensioni, sanità, scuola,  ammortizzatori  sociali, ecc.  Uno Stato che sulla televisione confida, evidentemente, dato che qui il suo terribile e semi-invisibile socio, il Mercato, agisce con lunga mano. Ma perché lo Stato italiano perde la faccia così facilmente pagando milioni per un festival di San Remo o per cose anche peggiori, invece di tirare la cinghia come fanno i suoi cittadini sopravviventi e non edonisti? 

  E veniamo all'edonismo, che è l'opposto della suddetta sopravvivenza. Ebbene, lo Stato italiano non è morigerato sull'edonismo perché questo è il versante dell'Irrealtà costituita. Un versante che è sì opposto ma anche complementare all'altro, a quello della sopravvivenza, o della Realtà costituita. Il Mercato, si sa, è il vero regista, da quando la politica è diventata economia-politica. La Produzione dirige i palinsesti radiotelevisivi colonizzando in parte anche il mass media internet, e questo lo sappiamo, dato che fin dal dopoguerra l'Italia è un Paese capitalista e da cinquant'anni lo è in modo impietoso e subdolo, rovinoso e feroce. Un giovane medio d'oggi, intervistato, non sa dire chi sia Fellini o Pasolini e in genere si capisce da com'è, da come si muove e come parla che la cultura, nel senso umanistico, si è perduta insieme con tutti gli altri valori precedenti: dio, patria, famiglia, ecc.; in compenso, però, il suo sapere è colto in fatto di droghe, videogiochi, cantanti americani, attori americani e altri "personaggi", come li chiama oggi la Produzione. Del resto, se non è più un piacere osservare un dipinto o una scultura, figuriamoci l'essere istruiti in queste arti! 

  Ma la morte della cultura italiana non è solo quella indicata comunemente, e cioè indiviuata nei valori suddetti, anzi, oggi sono moltissime le forze conservatrici falsamente umanistiche come i partiti politici, le chiese, le sette (dalla massoneria fino pure alla wicca) che ribadiscono ossessivamente i valori di dio, patria, famiglia, ecc. Vedi anche i mille fascismi odierni coi loro family day e con le loro parate. Ovviamente è solo Propaganda, oppure fumo negli occhi di uno Stato e di un Mercato che non vogliono mostrarsi per come sono realmente, cinicamente moderni come sono, altrimenti chi potrebbe sostenerli senza vomitare? chi potrebbe continuare a dirsi morale? Ed anche sul piano pratico e opportunistico gli stessi valori di democrazia, rappresentanza, governance, società, comunità, ecc. salterebbero, come si dice oggi. Tutto lo status quo, insomma, a mostrarsi nudo, si rovescerebbe da sé, comprese le istituzioni del Parlamento e del Governo. 

   No, l'italiano è morto per morte di tutti i valori italiani possibili: metastorici, storici e dopostorici fino alle tradizioni umane più sottili, intime e profonde che facevano tutte parte della realtà del singolo individuo, dando a questo individuo non solo una realtà sociale, come membro, ma anche una sua vera, solida realtà personale. Questo italiano, quindi, perdendo la propria realtà culturale e umana, ecco che si è alienato e trasformato. Intendiamoci: non che non possieda più nulla della realtà italiana storica e millenaria, popolare e umanistica, ma di certo questa sua identità imborghesita attuale di uomo medio consumista, edonista e liberista, è il risultato di una fortissima devastazione interiore: come una Amazzonia di cose italiane bruciate. La coscienza e il senso critico nei migliori così come la nostalgia e lo spirito di conservazione nei peggiori, rendono gli italiani di oggi molto ambigui e in qualche modo belli, come alberi su cui tali forze resistenti fanno spuntare nuove gemme verdi contro il rogo compiuto. Fino a cinquant'anni fa, prima che il capitalismo con la sua ultima rivoluzione detta consumismo corrompesse il popolano, il borghese e l'aristocratico (le classi sociali con le loro identità, insomma), modificando nell'italiano in genere non solo alcune abitudini ma l'intera percezione delle cose, ecco che proprio l'identità degli italiani, seppure appartenenti a classi diverse, era ben definita, e lo era oltre al ceto d'appartenenza, come vulnus di una cultura e di un'identità generale. Quella cultura nazionale per cui un italiano differiva da un tedesco, un tedesco da un russo e via dicendo. 

Per l'italiano degli anni '50 e '60, ma anche per l'italiano della scolarizzazione di massa avvenuta negli anni '70, lo studio rappresentava ancora la possibilità di sapere, non la possiblità di partecipare al potere, sebbene questa divenne presto una tendenza. Il lavoro rappresentava un fondamento dell'identità della persona, un motivo di valore e di autostima, non un'opportunità di far denaro. Erano impensabili quei continui messaggi di oggi ovunque serpeggianti che ci dicono: "diventa milionario!" "fai soldi lavorando da casa!" ecc. Gli orizzonti della persona non erano la furbizia, l'ozio retribuito, il non-lavorare per far lavorare altri al proprio posto, o addirittura: il rubare dai genitori; e, in tal senso, l'esser mantenuti era una vera onta. La fama e il successo non erano degli obiettivi di valore e se ottenuti con nessuna abilità o talento (vedi i tronisti e le veline),o magari sporcandosi (vedi i puttani  le puttane), suscitavano riprovazione. Era sempre in causa la dignità della persona. E lo stesso gioco del calcio era puro, bello, quando le società sportive non erano ricche e non pensavano al mercato, finché, insomma, non diventò il cosiddetto "calcio-mercato". 

Oggi non si ammira Michelangelo più di quanto non si ammiri Al Bano o Sgarbi, e del resto i più prossimi a noi sono questi figuri della cultura consumistica ed edonistica dominante, non della cultura umanistica classica. Nella cultura dominante la realtà politica e l'irrealtà televisiva si fondono, proprio come avviene nel critico d'arte Sgarbi, e ciò fino al punto che non si può scindere il critico d'arte dal guitto, il politico dall'intrattenitore, l'uomo di Stato dall'uomo di Mercato. Stato e Mercato, così associati e fusi, rappresentano una trappola da cui l'italiano medio non riesce più a liberarsi. Eppure con il MoVimento 5 stelle il nostro Paese ha espresso sicuramente e fortemente la volontà di rompere questo connubio. "Cacciare via i farabutti, i criminali per innalzare i normali, gli onesti" è stata una grande risposta politica del nostro popolo, il quale evidentemente rispose al rogo culturale e cioè al nichilista ed egoistavbruciamento dell'Italia compiuto da un potere pluridenennale (liberismo, edonismo e consumismo non sono altro che delle espressioni nichilistiche ed egoistiche).  La forza di questo popolo a cinque stelle si raccolse nelle piazze, non solo su internet, e resta oggi il ricordo dei comizi spumeggianti dell'illuminista Beppe Grillo, che espresse indubbiamente razionalità e amore per l'Italia. Ma a parte lo sbocco politico, diciamo che questa necessità del nostro popolo di riconquistare l'Italia, dominata e colonizzata da un potere fondamentalmente alieno e lontanissimo per valori alla nostra cultura storica (il berlusconismo, il capitalismo europeista e tutta l'alta finanza americana, per dira in sintesi), ebbene, ecco che questa necessità di riappropriazione si è espressa e si esprime tutt'ora là dove meno ce lo aspettiamo, e in modo del tutto inorganizzato, casuale, assumendo mille forme. Resistono e combattono tutti coloro che ancora fanno la fila davanti a una mostra d'arte figurativa, o davanti a un cinema magari per vedere il film "Ennio",  e chi ancora legge i grandi scrittori, o coltiva la natura non solo per produrre e vendere; e chi detesta la droga e ricusa la movida. In questo senso, e torniamo al tema centrale di questo mio scritto, sicuramente è molto importante (e forse anche più efficace) una presa di posizione diffusa pur non direttamente impegnata, che un impegno da militanti, da attivisti che operano specificamente e fanno "solo quello". Perciò: l'azione militante delle ONG in Amazzonia è meravigliosa, è coraggiosa e diretta, ma ogni azione di boicottaggio e comunque tutte quelle azioni indirette che possiamo mettere in campo noi che non siamo attivisti possono fare la vera differenza.

Chi di noi avrà mai la possibilità di incontrare il mostro Vittorio Sgarbi per strada e dirgliene quattro? Chi avrà mai la possibilità di reagire contro il VIP Al Bano per aver fatto parte di quella masnada di "famosi" vanitosi e sporchi campeggianti sull'isola omonima? Questi sono solo due esempi della sporcizia culturale gettata da anni dal potere su questo nostro paese un tempo coltissimo e ammirato nel mondo, potete quindi immaginare quanto io abbia goduto nell'apprendere che Sgarbi e Al Bano sono stati insultati, fischiati e cacciati dal pubblico dell'Arena di Verona durante la commemorazione di Franco Battiato. Franco Battiato era un uomo modesto, non un VIP, ed era un musicista di un certo calibro, non solo un canzonettista. Forse non è paragonabile ad Ennio, ma comunque non era un famoso sporco e vanitoso. L'Italia presente nel teatro dell'Arena certamente era un'Italia di "partigiani moderni", ben intenzionati a cacciare l'alieno potere delle TV, il nemico della cultura e di tutto, nonché un nemico schierato anche politicamente.  

 Il potere dominante è alieno quanto i suoi smartphones sempre nuovi e super-accessoriati, un vero nemico dei vecchi per la loro impraticità, e un vero nemico dei giovani per la loro istigazione al nulla. Se un adolescente italiano oggi è totalmente nichilista, e dedito alle droghe, lo si deve anche alla dipendenza che un tipo di cellulare mostruoso induce in lui, istigandolo a sostituire i libri con i videogames, alla diseducativa comunicazione delle chat, alla cultura dell'immagine al posto della parola, all'informazione in pillole data da internet, ecc. E dal borghese adolescente imbottito di droghe e di negatività la mia mente vola al contadino meccanizzato: quale piacere operativo e quale dignità proverà nel raccogliere le nocciole con l'aspirapolvere? Oggi che i produttori di olio raccolgono le olive con mostruose macchine scuotitrici, mi chiedo se non sia meglio tirare la cinghia anche in quiesto caso: ridurre necessariamente le proprie aspettative, avviarsi all'umiltà necessaria, pur di mantenere intatta la consapevolezza di sé e la gioia del proprio operare sulla terra, tra le piante pacifiche e silenti. E dal contadino volo all'operaio d'oggi, quello ingrassato e furbesco; perché non smette di fare gli "straordinari" per riprendere la dignità della sua classe, che un tempo lo rendeva così forte e bello? Oggi anche lui, in maggioranza, non pensa che alle sue tasche. Ho conosciuto operai edili che pur di mantenere la loro costosissima BMW, che vedevo pargheggiata in cantiere e mi sembrava quella del padrone, lavoravano in traferta da anni, lasciando così famiglia, figli, madre, dio, patria e tutto il resto dietro le loro spalle. Alcuni, come i rumeni, cambiano non solo nazione ma smettono di essere perfino contadini, e quando tornano a casa, se tornano, distruggono le vecchie case di legno bellissime e ricchissime di tradizione e di memoria per trasgìformarle in un prototipo di IKEA.  

 La media di giovani italiani (li ho conosciuti nelle tante interviste ufficiali ma anche osservandoli io stesso) è una massa totalmente indifferente alla scienza come all'arte, e abbrutiti, alienati nelle mode e nelle movide, conformisti nel degrado, nell'autodegradazione, nella distruzione umana piovente dall'alto, li vediamo trascinarsi come vermi. Io mi chiedo se non sia meglio morire. Io li manderei d'obbligo (come esiste "la scuola dell'obbligo") a pascolare cavalli, ad aiutare conigli e altri animaletti, a potare le piante. Cercherei, cioè, se fossi lo Stato, non più di insegnare loro Michelngelo e Marconi, Leopardi e Dante, dato che tutte queste nozioni abbiamo capito che restano solo nozioni, finché non si perdono nel nichilismo programmatico e nell'edonismo drogastico.imperanti. Potrebbero anche essere costretti a viaggiare, ma di certo dovrebbero essere salvati da questo degrado. Ma questo degrado è un prodotto della superiore associazione a delinquere Stato-Mercato e dunque questi giovani medi non devono pensare all'Amazzonia così come non devono studiare e sapere, che siano solo degli spocchiosi depositari di un minimo grado di istruzione e facili alla prostituzione e alla corruzione. E magari ahnche diposti ad ammazzare, come nel caso dei fratelli Bianchi, che qualcuno assoldava per picchiare. Sono carichi di istinti omicidi che non sanno come sfogare se non con lo sport, perché la Realtà costituita si basa sulla ferrea legge dell'autocontrollo e della contenutezza, e dunque implodono. Muoiono così, dunque, senza alcun eroismo, ma anzi strisciando penosamente, in questo Paese che li vuole morti; morenti complici di chi li vuole morti. La decadenza italiana ha raggiunto il suo picco di perversione.   

 Oggi siamo al denaro che torna al denaro, come la pecora che torna all'ovile. E anche il successo significa denaro. Ma significa anche narcisismo soddisfatto. Questi piccoli mostri hanno le loro soddisfazioni, se riescono a studiare senza faticare per poi avere un lavoro che porterà denaro. E questi non sono tanto i nostri ragazzi quanto i nostri vecchi, perché se non ci fossero dei vecchi-macchine di denaro probabilmente non ci sarebbero nemmeno dei giovani così corrotti. Dai banchieri ai tantissimi imprenditori ai famosi miliardari fino ai tanti individui che nell'avidità hanno scolpito il loro nome. Se consideriamo che anche le parole "banchiere" e "imprenditore" erano inesistenti nel grande dibattito italiano, mentre oggi non c'è giornalista o scrittore o attore che non abbia un editore o uno sponsor danaroso dalla sua. Un tempo i banchieri non avrebbero mai immaginato di poter ricevere onorificenze statali. Un banchiere come Geronzi, famoso bancarottiere, un vero criminale, ha ricevuto titoli onorifici tali che oggi viene considerato un eroe della patria alla stregua di un Pisacane.  

Ma questo ribaltamento del valore umano è un problema vasto e complesso, coinvolgente ogni sfera della nostra società. Oggi sono molti i giovani ricercatori italiani che fuggono all'estero e là dimostrano il loro talento, ottenendo veri titoli, mentre da noi un uomo come il comandante Schettino, responsabile di 32 morti, viene rilasciato e trasformato in autore di libri, uno scrittore presentato pubblicamente dai giornalisti di Porta a Porta. E mentre questo accade, il comandante De Falco, colui che richiamò Schettino al dovere durante la strage, subisce invece una forte azione di mobbing e viene rimosso da incarichi esterni per essere dimenticato tra le carte di in un ufficio.   

   La coscienza di sé e del proprio ruolo sociale è un duro problema per uno Stato come questo, così come la mancanza di coscienza critica è invece utile al Mercato, dato che il consumatore di merce non deve ragionare, e l'italiano medio deve essere un consumatore eccellente. Chi non ragiona può consumare ogni cosa, anche la merda. E può essere carne da macello utile per qualche affare sporco. E può sostenere meglio il valore del denaro. E può tenere al valore del successo perché non saprà ragionare su quanto il successo sia errato. E non si cimenterà mai nel difendere l'Amazzonia, ma semmai resterà imbambolato a guardare le fiamme ardere la foresta e le definirà belle come la testa di Hitler, o come una scena cinica di un film di Tarantino, o come l'ultimo capolavoro nichilista di Von Trier.  Non difenderà le belene, semmai difenderà gli arpioni, "tanto prima o poi dobbiamo tutti morire" e lo spettacolo del sangue che schizza è sicuramente più eccitante di un'operazione di salvataggio. C'è tutto un cinema e tutto un filone di videogiochi e anche di fumetti che si basa sul "fascino del male", in cui ogni atrocità è spettacolarizata fino alla noia. La noia è sicuramente un problema per questo borghese contemporaneo, non solo italiano. Che si possa uccidere per noia, lo hanno dichiarato molti giovani assassini. Questo tossico, che è tossico per molte dipendenze diverse, potrebbe anche rifiutare i vaccini perché hanno il fine di "iniettare dentro di lui un siero maligno", e mentre dice questo non disdegna ingerire l'ennesima pillola allucinogena del sabato sera.

  Da una parte abbiamo detto che viviamo alienati negli effetti della vita pratica, che sono la compressione e la depressione esercitate su di noi dalla Realtà costituita, o anche sopravvivenza, contingenza pratica del vivere: carovita, tasse, bollette, rette, debiti, ecc. - e dall'altra parte le azioni deprimenti e comprimenti dell'edonismo della cultura attuale, e cioè dell'Irrealtà costituita, o anche il sistema di piaceri e illusioni che Stato e Mercato ci impongono; dove i piaceri non sono meno imposti e pesanti delle tasse. E così, accomodati-morti davanti alla televisione o accomodati-morti davanti a un cocktail, trascorriamo il tempo "libero" (free time) dalla Realtà con illusioni e intrattenimenti che ci vengono da una realtà falsa: l'Irrealtà: evasione, sballo, droga, divertimento stabilito, ecc.  E come si evince,  ci sono oggi molte più parole per descrivere la nostra attuale e coatta spensieratezza illusoria che per descrivere il nostro rapporto sostanziale con l'Amazzonia.   

 Dell'Amazzonia bruciante non ne parlano i nostri vicini, ma ne parla almeno lo Stato? No. 

Eppure una coscienza dell'uomo oggi sarebbe URGENTEMENTE chiamata a riflettere su quanto la nostra vita dipenda profondamente dalla perdita dell'Amazzonia, e che ogni secondo che passa questa immensa perdita di foreste fa sì che l'aria del nostro pianeta diventa sempre più irrespirabile, anche per via dei già conclamati e urgenti fenomeni quali l'inquinamento e il surriscaldamento del pianeta. 

Insomma...

   le nostre vite sembrano poter essere vissute tranquillamente come spazi di tempo vissuti al di là dfuori dal pianeta Terra. Infatti: sul piano temporale l'Amazzonia distrutta - la cui distruzione sembra non toglierci alcun secondo di vita - non sembra essere un problema presente né futuro, e ciò nonostante il punto di non ritorno sia ormai vicino: fra dieci anni. 

Oggi possiamo ancora ammirare l'enorme estensione della foresta pluviale, ma quando la perdita dell'Amazzonia sarà totale cosa ammireremo? Forse vedremo noi stessi allo specchio! 

Ma nemmeno in termini di spazio l'Amazzonia è lontana dall'Italia, e non appartiene al Brasile. Io credo che questa idea sia solo un'illusione mentale dovuta all'idea dei confini. I confini italiani, brasiliani, europei... Questi ultimi sono confini inventati di recente, che di fatto non esistono e l'azione militare russa in Ucraina ha messo a nudo proprio il gioco di potere esistente sulla trita idea dei confini. E sicuramente ci illudono, questi "confini nazionali", sì perché l'Amazzonia non appartiene ai brasiliani ma è parte di un unico pianeta. La legge di Bolsonaro non può permettere tale massacro, se questo ricade anche sulla nostra salute e sulla nostra vita. 

Insomma...

se non avessi quasi cinquant'anni d'età mi sarei già lanciato in quelle foreste, in soccorso attivo. Ma avrei comunque tenuto questo Diario, momento in cui la ragione si posa sulla pagina. E non è detto che un giorno non mi imbarcherò al fianco di qualche bellissimo italiano scampato alla morte del nostro Paese. E' per questo che ho scritto al WWF, a Greenpeace e altre associazioni impegnate in questa lotta. Proprio per avere informazioni su come fare a intervenire fisicamente. E ciò lo faccio mentre mi rendo conto perfettamente di quanto io possa fare poco, dato che gli stessi attivisti in Brasile vengono continuamente attaccati e isolati dalla politica di Bolsonaro, stando a quello che ci dicono i giornali. Eppure sono così deciso! Proprio come due anni fa quando in piena bufera razzista ho compilato il form della Sea Watch per partecipare all'equipaggio, ma, non avendo esperienze di studi nautici né le conoscenze tecniche richieste (informatiche, meccaniche, ecc.), come ruolo che avrei svolto a bordo designato ho scritto: "cuoco". Una cosa ridicola, sì, ma la voglia di diventare un soccorritore nel nostro mare in quel momento era talmente ispirata dalla schifosa politica dei "porti chiusi". Salvini su uno come me ha l'effetto contrario a quello che vorrebbe ottenere.

MA VENIAMO A OGGI, CONCRETAMENTE

Proprio l'altroieri queste mie email hanno avuto alcune risposte. Greenpeace mi invia una petizione da firmare, dicendomi che possiamo fare tanto anche "da casa". E rimanda tutta la mia rabbia e la mia disperazione a questa firma. Sono stati comunque gentili e nella sostanza credo che costringere l'Europa a imporre ai nostri imprenditori il divieto di importare materie dal Brasile sia un passo doveroso della politica italiana e continentale. 

Qui, se volete, potete firmare anche voi:

https://attivati.greenpeace.it/petizioni/foreste/


Anche Amazonia onlus mi risponde. Molto gentili, pure loro, ma anche da parte loro non c'è alcuna proposta a rendere concreto il mio desiderio di partecipazione fisica alla lotta contro la deforestazione. Mi si propone tuttavia di partecipare artisticamente, mettendomi a disposizione come montatore video, dato che recentemente ho pubblicato un mio video e loro l'hanno visto. Una carrellata di immagini, anche imponenti, come le fotografie di Salgado, ma soprattutto terribili, dove si vedono gli incendi e si immaginano gli effetti che questi possono avere sugli alberi e su tantissimi animali. Ma poi, in questo mio video, c'è, come in un sogno utopico, una ripresa della foresta, e della Terra, sentiamo allora le due voci unirsi e parlare. Forse è il solito canto ripristinato, forse è un grido di aiuto... non so. Primariamente è un'opera di musica, a cui ho poi associato un mio video con dei versi poetici per renderla maggiormente fruibile; ma ciò non toglie di vederla solo con le orecchie, chiudendo gli occhi e lasciandosi guidare, come faccio io quando ascolto un mio brano musicale.  

Insomma...

chi ha una coscienza o chi vuole farsene una, ed è ancora in giovane età, dovrebbe informarsi come faccio io e anche meglio. Andando a parlare con queste ONG, aggregandosi a quei volontari, e stare già là, in Amazzonia, prima che sia troppo tardi sia per il suo futuro sia per quello del mondo intero. Là, al fianco di quei brasiliani che con umili secchi o manichette di vigili stanno combattendo il più terribile incendio della storia e del dopostoria.  

Da questa coscienza e disperazione è nata in me questa musica: 

 https://www.youtube.com/watch?v=ndaHy7GfNQ8



domenica 2 gennaio 2022

Appunto per un diario di nessuna rivoluzione, oggi come ieri in questo cattolico e democratico Natale 2021

  

 

Il pischelletto          ছেলে

 


Il pischelletto del Bangladesh al semaforo:                          

 সিগনাল বাংলাদেশের একটা ছেলে

la dignità dell’Uomo   ancora   nel mondo.

মানুষের মর্যাদা      এখনো      পৃথিবী

Io so-no Ro-ma    tr-e me-si*

আমি রোম আছি    তিন মাস দরে

e     gli verdeggia    il marrone del viso

এবং  বাঁক সবুজ   বাদামী মুখ

e   il sorriso , nella miseria, è più bianco;

এবং   হাসি , দরিদ্র  , আর অনেক সাদা

i capelli d’un nero lucente,    gli occhi vivi

চুল চকচকে কালো  , উজ্জ্বল চোখ
e    dietro le spalle     ossute    lo Stato.

এবং   তার চিকন শরীরের পিছনে একটা রাষ্ট্র

A piazza   S. Giovanni in Laterano

বর্গক্ষেত্র S.Giovanni in Laterano  

lo Stato Democratico e quello Cattolico

গণতান্ত্রিক রাষ্ট্র ক্যাথলিক

si tengono per mano.

দুই দলের এক মাথা

A piazza S. Giovanni in Laterano

বর্গক্ষেত্র S.Giovanni in Laterano 

tutti sanno che c’e’ la Bibbia e  i Vangeli

সবাই  জানে   বাইবেল গসপেল

i diritti dell’Uomo  e del Cittadino

মানবাধিকার  এবং নাগরিকতা

la Costituzione della Repubblica

প্রজাতন্ত্রের সংবিধান

e tutti i Codici  e le leggi vigenti.

এবং সব কোড আর   আইন আছে

Ma  i suoi amici  più anziani di lui

কিন্তু    তার বন্দুরা যারা অনেক পুরোনো

mi schivano,   aspri e paurosi.

তার তেকে দুরে সরে যাই ,   তিক্ত এবং ভীতিজনক
Forse conoscono   il Vangelo   del Reale 

মনে হই ওরা জানে  ধর্মবাণীর   বাস্তবতা

per cui immigrare è sia un reato

যার জন্য মনে করে অভিবাসন একটা অপরাধ

che un peccato mortale,    mentre lui

এবং একটি মরা পাপ,  তিনি যখন,

dal suo   Vangelo   interiore ci sorride

তার থেকে     ধর্মবাণী   অভ্যন্তর , হাসি

come fossimo turisti,  noi Padroni.

আমরা পর্যটকদের হলে  ,    আমাদের কর্তা





Traduzione in lingua bangladese svolta dal giovane meticoloso Deepu





venerdì 17 settembre 2021

 





 

 

Io mi vaccino perché tutte le ragioni contrarie o favorevoli non mi scalfiscono più

Io mi vaccino perché queste ragioni le ho ascoltate e valutate

Io mi vaccino perché l'emergenza s'impone sulla ragione

Io mi vaccino perfino contro la ragione

Io mi vaccino contro la propaganda

Io mi vaccino perché boicotto la televisione e quindi non sento propaganda

Io mi vaccino per emergenza

Io mi vaccino contro la paura

Io mi vaccino perché all'inizio non volevo vaccinarmi

Io mi vaccino perché non volevo ammettere di avere paura dei vaccini e ancora ne ho

Io mi vaccino perché poi ho raccolto il coraggio ma in fondo sono un po' vigliacco

Io mi vaccino contro la vigliaccheria

Io mi vaccino perché poi ho capito che le due propagande in atto permettono una buona riflessione

Io mi vaccino perché non credo si debba troppo riflettere mentre la nave affonda

Io mi vaccino perché il colore delle scialuppe in questo momento è secondario

Io mi vaccino perché spero che affronteremo ogni responsabilità e verità ma in altra sede

Io mi vaccino perché voglio essere persona concreta e pratica

Io mi vaccino perché non voglio filosofeggiare né parlare mentre le persone muoiono

Io mi vaccino perché potrei essere veicolo di morte o morire io stesso

Io mi vaccino perché è innegabile questa morte diffusa con mietitura crescente

Io mi vaccino perché l'innegabilità è dimostrata dai No-Covid diventati No-vax

Io mi vaccino perché troppi parlano

Io mi vaccino perché la prima propaganda non mi illude sull'amor di popolo da parte dello Stato

Io mi vaccino perché la seconda propaganda non mi inganna pur non dichiarandosi di destra

Io mi vaccino perché credo che lo Stato non sia solo Mario Draghi e il suo clan di criminali

Io mi vaccino pur sapendo di fare un favore a un produttore di merce

Io mi vaccino perché  ho ascoltato il laconico sindaco di Napoli alla radio che diceva "ospedali pieni"

Io mi vaccino pur sapendo che la politica italiana degli ultimi decenni ha compromesso gli ospedali

Io mi vaccino perché credo che la politica dello Stato sia anche la sincerità di qualcuno

Io mi vaccino perché ho votato il Movimento 5 stelle e lo rivoterei per selettiva fiducia

Io mi vaccino perché il sindaco napoletano Luigi De Magistris è un uomo palesemente sincero

Io mi vaccino perché Virginia Raggi è sempre più competente e matura

Io mi vaccino perché vorrei che gli ospedali tornassero a svolgere la loro funzione

Io mi vaccino perché rischiamo che l'intero stato sociale vada in tilt

Io mi vaccino perché vorrei che il virus fosse debellato

Io mi vaccino perché il vaccino al momento è l'unica possibilità che abbiamo in tal senso

Io mi vaccino perché ho già aspettato e il tempo passa

Io mi vaccino perché non possiamo aspettare altri antidoti al momento non disponibili

Io mi vaccino pur sapendo che il vaccino è "sperimentale"  

Io mi vaccino pur sapendo che Bill Gates guadagna con la vendita dei vaccini

Io mi vaccino pur sapendo che non è solo Bill Gates e che Gates è forse uno dei migliori

Io mi vaccino pur sapendo che i vaccini sono un vero affare miliardario

Io mi vaccino pur sapendo che lo Stato spende soldi in vaccini che dovrebbero esser gratis

Io mi vaccino pur avendo ascoltato le parole di Sabin sulla gratuità del suo vaccino contro la polio

Io mi vaccino anche se i vaccini dovrebbero sempre essere gratuiti

Io mi vaccino anche se lo Stato italiano e l'Europa sono a tutti gli effetti entità capitalistiche

Io mi vaccino anche se credo nel "complotto" di questi signori contro i popoli e le persone

Io mi vaccino perché Joe Biden ha proposto e insiste per la sospensione dei brevetti

Io mi vaccino perché Joe Biden ha dimostrato che la politica non è solo un complotto contro di noi

Io mi vaccino perché in questo caso non possiamo essere complottisti dignitosi

Io mi vaccino perché fare un favore a Pfizer è meglio della morte di milioni di persone

Io mi vaccino anche se fosse una sola persona a morire di COVID-19

Io mi vaccino perché la mia idea politica non può farsi complice del virus e della morte

Io mi vaccino perché Bill Gates mi è odioso ma è colui che ci dà i vaccini

Io mi vaccino perché Bill Gates ha investito molti miliardi nella ricerca vaccinale 

Io mi vaccino anche se Bill Gates ha guadagnato con il vaccino molto più di quanto ha investito

Io mi vaccino perché se Joe Biden sospendesse i brevetti forse Bill Gates investirebbe sul petrolio

Io mi vaccino perché uno come Jair Bolsonaro investe i suoi soldi nella distruzione dell'Amazzonia

Io mi vaccino pur sapendo che il denaro è peggio del peggior virus

Io mi vaccino pur sapendo che il capitalismo significa dipendere dai capitalisti

Io mi vaccino anche se la ricerca vaccinale dovrebbe essere svolta solo dallo Stato

Io mi vaccino sapendo che negli USA la ricerca vaccinale è anche svolta dallo Stato

Io mi vaccino perché il capitalismo ha vinto ovunque e già è tanto se abbiamo uno Stato

Io mi vaccino perché in questo frangente tutti sentiamo l'esigenza dello Stato, perfino i capitalisti

Io mi vaccino perché odio il capitalismo e credo nello Stato

Io mi vaccino perché credo nello Stato ma non in questo Stato

Io mi vaccino perché provo un crescente disprezzo verso il genere umano eppure credo in tutti noi

Io mi vaccino perché non sono affetto da sfiducia cronica o altri disturbi da negazionisti

Io mi vaccino anche se non mi fido

Io mi vaccino perché essere assolutistici o aprioristici e dire "non mi fido" è sempre sbagliato

Io mi vaccino perché nella sfiducia allignano virus peggiori di questo

Io mi vaccino perché ovviamente tutti i ricercatori non sono uguali

Io mi vaccino perché non fidarmi dei ricercatori onesti sarebbe indegno e ingiusto

Io mi vaccino pur sapendo che vi sono ricercatori al soldo delle multinazionali

Io mi vaccino pur potendo fare i nomi di questi ricercatori e di queste corporations

Io mi vaccino perché ho visto degli striscioni di Casa Pound riciclati dai No-vax

Io mi vaccino perché non voglio fare un favore a Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Io mi vaccino perché la destra preme contro la vaccinazione in atto e le regole connesse

Io mi vaccino perché so quanto alla piccola borghesia del nord non piaccia avere regole

Io mi vaccino pensando a quei ristoratori che hanno aperto i loro negozi durante i lockdown

Io mi vaccino perché so che si stanno facendo rappresentare dalla destra leghista e fascista

Io mi vaccino perché so che il capitale chiede mobilità e deregulation

Io mi vaccino perché io credo nelle regole

Io mi vaccino perché credo nelle regole, contro la libertà del capitale

Io mi vaccino pur sapendo che il governo di Mario Draghi soddisfa il grande capitalismo dei farmaci

Io mi vaccino ma pretendo che siano sospesi tutti i profitti sui vaccini, sui tamponi e sui d.p.i

Io mi vaccino ma pretendo che sia fatta una battaglia di verità sulle origini del covid

Io mi vaccino sospendendo la mia idea personale in merito

Io mi vaccino anche per una sorta di "ama il prossimo tuo"

Io mi vaccino pur essendo in perfetta salute

Io mi vaccino sicuramente per senso di collettività

Io mi vaccino perché nessuno debba contrarre anche solo una tosse per via delle mie idee

Io mi vaccino perché non fumerei tra non fumatori

Io mi vaccino forse anche perché non fumo e sono un salutista

Io mi vaccino perché la salute è una cosa "pia e santa"

Io mi vaccino perché al primo posto c'è la salute

Io mi vaccino nonostante la coercizione dello Stato

Io mi vaccino perché la coercizione è implicita nelle regole e non è mai cosa astratta

Io mi vaccino pur sapendo che la coercizione è implicita e subdola nel regime capitalista

Io mi vaccino perché i semafori rossi servono quanto i semafori verdi

Io mi vaccino perché anche le automobili sono prodotte da gentaglia

Io mi vaccino perché le carte di credito sono un favore alle banche ma nessuno le contesta

Io mi vaccino perché non c'è un No-vax che sia disposto a scendere in piazza contro le banche

Io mi vaccino perché non c'è un No-vax che sia disposto a boicottare le industrie automobilistiche

Io mi vaccino perché ho visto la foto di Agnelli con Rockefeller durante una riunione del Bilderberg

Io mi vaccino perché chi si dà una regola rinuncia un po' a se stesso

Io mi vaccino perché il diritto è fratello del dovere

Io mi vaccino perché ogni società si fonda sulla rinuncia alla propria libertà individuale

Io mi vaccino perché un sistema sociale senza una società sarebbe un controsenso

Io mi vaccino perché il sistema sociale rischia il tracollo e questo è il sogno dei capitalisti

Io mi vaccino contro l'individualismo e l'egoismo

Io mi vaccino contro l'edonismo

Io mi vaccino perché tra i primi focolai di contagio vi sono le cosiddette movide 

Io mi vaccino perché le movide sono una diversione contagiosa

Io mi vaccino contro l'alcoolismo pandemico

Io mi vaccino contro il senso d'irresponsabilità generale

Io mi vaccino contro l'infantilismo pandemico

Io mi vaccino perché vi sono medici che non si vaccinano

Io mi vaccino perché il vaiolo è stato sradicato grazie ai vaccini

Io mi vaccino pensando che da quando i vaccini non sono più obbligatori sono diventati polemica

Io mi vaccino pensando che quando gli Stati nazionali erano solidi si assumevano responsabilità

Io mi vaccino pur sapendo che gli Stati non vogliono farsi responsabili di vaccini sperimentali

Io mi vaccino pur sapendo che i produttori di vaccini premono per mantenersi "irresponsabili"

Io mi vaccino pur sapendo che è stata tutta una corsa ai vaccini

Io mi vaccino pur sapendo che lo Stato italiano ha scelto per vaccini degli OGM

Io mi vaccino pur essendo contrario agli OGM

Io mi vaccino sebbene io sia un boicottatore di prodotti che riportano la dicitura "mais modificato"

Io mi vaccino sebbene io sia un boicottatore di prodotti con "olio di palma" o "palmisti"

Io mi vaccino pur essendo io un campione del boicottaggio

Io mi vaccino pur sapendo che qualcuno è morto di vaccino

Io mi vaccino perché moltissimi farmaci hanno l'"esito di morte" tra gli effetti collaterali annoverati

Io mi vaccino perché perfino l'unguento esterno per occhi EXOCIN ha esito di morte    

Io mi vaccino pur sapendo che potrei ammalarmi di vaccino anche ora o domani

Io mi vaccino pur sapendo che non potrei rivalermi né contro lo Stato né contro la Johnson & Johnson

Io mi vaccino pur sapendo che non posso scegliere il vaccino

Io mi vaccino propugnando la possibilità di farlo

Io mi vaccino pur sapendo che non usiamo vaccini cinesi o russi per via di intrallazzi economici

Io mi vaccino sentendo aleggiare su di me le ombre della Lagarde e della Von Der Leyen

Io mi vaccino sapendo di essere chiuso in un ingranaggio dell'FMI

Io mi vaccino pur assistendo al caos della sanità

Io mi vaccino malgrado le contraddizioni tra virologi

Io mi vaccino nonostante i seri dubbi di qualche ricercatore

Io mi vaccino perché ho fatto mio l'appello accorato di un infermiere

Io mi vaccino malgrado l'incompetenza e l'incertezza di alcuni medici

Io mi vaccino perché i familiari non possono neanche vedere i loro morti

Io mi vaccino perché il personale sanitario è molto più a rischio di me

Io mi vaccino perché non devo aspettare che diventi legge per doverlo fare

Io mi vaccino perché so che in Africa non hanno nemmeno le nostre carenti strutture

Io mi vaccino perché il virus ha bisogno di ospiti non vaccinati per replicarsi e mutare

Io mi vaccino perché la mia compagna ha un apparato respiratorio fragilissimo

Io mi vaccino perché un mio conoscente ha perso entrambi i genitori

Io mi vaccino malgrado la mia compagna si sia vaccinata 

Io mi vaccino sapendo che in lei c'è Moderna ovvero un OGM che crea una Spike sintetica

Io mi vaccino sapendo che questi vaccini sono frutto di una scienza frettolosa o ricerca affrettata

Io mi vaccino sapendo che con l'idrossiclorochina ci si potrebbe curare bene perfino a casa

Io mi vaccino perché credo che non si possa aspettare di ammalarci per curarci a casa

Io mi vaccino contento che l'AIFA abbia accettato l'idrossiclorochina come cura a carico del SSN

Io mi vaccino sapendo di non saperne nulla dell'idrossiclorochina e dell'AIFA

Io mi vaccino pensando che a parlare di COVID-19 sono soprattutto giornalisti più ignoranti di me

Io mi vaccino e spero lo faccia anche mio fratello, ma per volontà propria

Io mi vaccino pensando a mio fratello che vede i No-vax in tv

Io mi vaccino anche perché troppi No-vax sono liberi professionisti terribilmente antipatici

Io mi vaccino perché sento l'imminenza della catastrofe

Io mi vaccino sentendo tutto il peso della discriminazione tra vaccinati e no

Io mi vaccino sapendo che lo Stato italiano è colpevole di questa discriminazione

Io mi vaccino sapendo che nessuna propaganda mi soddisfa

Io mi vaccino perché la propaganda è sempre e solo fine a se stessa

Io mi vaccino ma vorrei che le frontiere agli altri vaccini si aprissero

Io mi vaccino ma vorrei che venisse alla luce la verità sugli accordi sottobanco

Io mi vaccino ma vorrei che il virus non fosse stato creato proprio dai ricercatori

Io mi vaccino ma vorrei che non esistesse un colpevole della morte di milioni di persone

Io mi vaccino ma spero che i ricercatori si ribellino contro le multinazionali farmaceutiche

Io mi vaccino ma spero che i laboratori non si prestino a nessuna guerra

Io mi vaccino e non mi sento di accusare la Cina e nessuno

Io mi vaccino e non posso nemmeno accusare gli Stati Uniti di Trump

Io mi vaccino come un ignorante

Io mi vaccino perché il mondo non si fermi di nuovo per improvvisi lockdown

Io mi vaccino pur sapendo che l'economia capitalista è talmente fragile da temere i lockdown

Io mi vaccino sapendo che molti lavoratori sono stati colpiti a morte dai lockdown

Io mi vaccino pur avendo un ottimo ricordo della mia vita durante la pace dei lockdown

Io mi vaccino non per fare un favore all'economia e alle sue "resilienze"

Io mi vaccino pensando al recente golpe del governo italiano effettuato da banche e massoneria

Io mi vaccino pur pensando ai lockdown come a delle resilienze del nostro pianeta ferito a morte

Io mi vaccino ma durante il lockdown qualcuno parlò giustamente di "ecologia vincente sull'economia"

Io mi vaccino pur sapendo quanto un fermo economico sia il sogno del nostro pianeta

Io mi vaccino come un comunista che si fa iniettare un vaccino capitalista

Io mi vaccino come un ente della Natura che in quanto tale aborre il capitalismo

Io mi vaccino malgrado rimpianga le meduse tornate nella laguna di Venezia   

..............

..............




 





Il successo non è Amore

il denaro non è Rispetto

"Ama il prossimo..." 

detto come fosse legge

e scolpito su metalli e pietre

e i popoli che vi inneggiavano;

l'amore non era una cosa piccola

come questo suo omonimo. 

La cosmesi non è Bellezza

come Grandezza non è forza,

non è commissionare stragi;

questi gruppi, questi club...

i 300, i 30, i 3 che decidono

e i loro numeri della cabala

che sono superstizioni loro,

di uomini "razionali".

L'egemonia non è Democrazia,

l'esercito non è il Popolo

e queste SS (servizi segreti) sono il nulla . 

Kissinger che ha ucciso Pasolini e dopo 3 anni Aldo Moro

Kissinger ex-nazista che dice di provare stima per Napolitano...

tutto questo non è Democrazia 

ma è il nulla;

e non è Gioia Di Vivere ma picciolo benessere

fatto della picciolezza del denaro;

e questo potere finanziario

che si dice liberale o liberista e professa la libertà

ma è solo sregolatezza di caos

dove il caos è nulla.

Nulla per il mondo umano

ma con risvolti convenienti per il mondo dei Kissinger e dei Napolitano

e di altri ex-nazisti ed ex-comunisti 

fondatori di caste, nobiltà nere e oligarchie.

E queste cose non sono Valori o Ideali

e non sono Storia o Cultura

ma ancora il nulla;

e la furbizia di questo capitalismo 

non è l'Intelligenza di cui siamo dotati

ma ancora il nulla;

e il sesso che contorna il denaro non è Sesso

ma stridula melopea di organi genitali

in un moto noioso e statico 

che è nulla;

e così è una pelle che sia tirata per vanità 

e non floscia per rispettabile Vecchiaia.


Ma cos'è il nulla?

Il nulla è semplicemente come la morte

e la morte è come il nulla,

nessuna vera azione vitale

in una miriade di faccende,

un silenzio sottile come lama

in fondo a un chiasso  apparente.











giovedì 27 febbraio 2020









Tutto torna alla natura





Il violino è un uccello, forse,
il suo canto è d'argento!
E così il pianoforte insegue il violino

Ma il pianoforte cammina su certi tasti e vola
portando alla notte quel suo viola
serio di mille ombre e figure

e alla luna, forse, è ancora più chiaro
per quel suo timbro, per quel suo spessore
di vecchio solido gufo e di Beethoven

E così il violino si perde ad ascoltare,
col suo nido, coi suoi spini,
o "uccelli", possiamo dire

Ma quel che conta è che l'uomo è Uomo
e perfino la luna, adesso, lo ammira
lei che è in alto, più alta del sole.
















venerdì 6 dicembre 2019




L'arte nella scarpa



Il mio essere fiero e indisciplinato mi ha reso lo scrittore che sono, con decine e decine di opere accatastate negli angoli più bui della casa.

Fiero perché non ho voluto mai pagare per pubblicare, e indisciplinato per lo stesso motivo.

Ma ciò arreca danno non a me, che non voglio diventare un altro libro su uno scaffale, bensì agli editori, che finora non hanno ricevuto da me neanche un soldo bucato.



***


Il mio maestro cinese di tai chi, sette anni fa, quando ho inizato l'arte del tai chi, mi ha insegnato che praticando con il mio specifico corpo (quale esso è) e con la mia specifica mente (quale essa è), ovvero valutando nell'oggi (l'oggi di cinque anni fa) e proiettando nel tempo gli elementi che mi compongono  e che determinano il mio grado di agilità, elasticità, forza, grazia, ecc. così come il mio grado di comprensione, determinazione, costanza, praticità, ecc. sarei diventato maestro in dieci anni.
Dieci anni.
Oggi, nel 2020, se i calcoli furono giusti, posso affermare che fra tre anni sarò maestro. Lo posso affermare senza dubbio in quanto da allora fino a oggi ho proseguito nell'arte senza perdermi, senza interrompermi, né modificando o avendo subito modifiche sul piano di quegli elementi corporei e mentali in base ai quali sono state fatte le dette proiezioni sulla mia persona. Posso dire infatti che mi sono conservato uguale o molto simile, a parte qualche anno in più e una muscolatura più sviluppata che mi rende più ampio nel petto e nelle spalle. A questa lieve modifica tuttavia compenso con una maggiore robustezza di gambe. Anche l'ernia alla prima vertebra bassa (L5S1), che per alcuni periodi mi aveva impedito di allenarmi, negli ultimi anni non si è più manifestata, e questo anche prova che il mio corpo si è assestato nell'arte quanto la mia mente si è organizzata nel controllo del problema. In questi anni ho continuato con costanza l'allenamento, e l'ho anche ampliato imparando e praticando, ormai da circa tre anni, un'altra forma (modello, sequenza) di tai chi e due nuove forme in altre discipline affini. Le quali forme sono sempre in via di perfezionamento, ma del resto così è sempre, anche con ciò che conosceremo magistralmente.
Oggi posso dire che chi vuole imparare da me non potrà imparare le stesse cose al mio livello se non facendo un percorso simile. E questo percorso non si può abbreviare, a meno che il novizio non abbia innati elementi corporei e mentali superiori ai miei. In ogni caso nessuno può derogare dalla pratica, e tale regola non ha eccezioni. La pratica e l'arte sono identiche, e il genio e il talento e l'intelligenza e l'agilità migliore e ogni altra dote possono solo fare in modo di rendere la pratica una quetione di eccellenza, ma non di evitarla. Chiunque si cimenti nella pratica non potrà comprendere l'arte senza la dura pratica dei mesi e degli anni. Chiunque abbrevi il prercorso fisico, sviluppando prima di altri la muscolatura, il respiro e la dotazione fisica adatta e migliore - anche prima di me quale insegnante che non sono - tuttavia non potrà di molto abbreviare il pecorso mentale, che necessita di un tirocinio diverso, di un allenamento contestuale ma anche fatto di profonde riflessioni, approfondimenti su testi anche inediti, letture varie e studi pratici e teorici di ogni sorta. Ad esempio, è grazie alla mia riflessione empirica sui testi della magia daoista, che parlano di "cinabri", "cieli interni", "rivoluzione celeste"... che ho capito come "far depositare" il Qi quanto basta per innalzarlo al cinabro intermedio, sebbene la questione dei cinabri sia ancora criptica e oscura ma forse un domani, quando sarò maestro, la comprenderò totalmente e saprò muovere il respiro-Qi ancora meglio. Forse, più del percorso corporeo, è comprendere il "discorso" della linfa vitale il nostro scopo. "Linfa vitale" non è una frase idiomatica del tai chi, che i cinesi chiamano Qi e basta. In ogni caso, la traduzione dal cinese usa frasi quali  "soffio vitale", "energia vitale", "respiro in azione (Qi gong)", e non il termine "linfa".
Il respiro:
        "dilata il corpo e lo brucia e lo trasforma
        - “puoi respirare come un neonato?"

Io uso il termine linfa per vari motivi, in primis perché il tai chi si pratica meglio tra le piante. Io credo sia quasi impraticabile in una palestra o in un ambiente di cemento, tanto per esemplificare. Il  respiro che fluisce nel tai chi, il cui scopo è proprio il flusso di respiro, è a mio avviso paragonabile alla linfa e al flusso di questa dalla terra alla cima, che è lo scopo dell'arte di essere pianta, se vogliamo dirla così. Ed è un'arte alquanto magica, tanto che ancora oggi l'uomo non è riuscito a spiegare come faccia una sequoia a portare la linfa dalle radici alla foglia più alta. Capillarità, osmosi e traspirazione non sono spiegazioni sufficienti. La linfa è una sintesi di acqua e zucchero, quest'ultimo viene aggiunto dalla pianta all'acqua raccolta dal terreno. L'acqua scorre nel mondo, la linfa scorre nell'alburno della pianta e la vita scorre in noi in varie forme, acqua, sangue, respiro, energia, ecc. Il Fluire è quindi lo scopo, è lo scopo dell'arte di vivere, potremmo dire. Al fluire esterno noi aggiungiamo il nostro fluire e via dicendo. C'è insomma una vita del mondo che noi facciamo nostra, a cui noi aggiungiamo noi stessi, ma questa stessa vita generale è il nostro ambiente. Per questo mi sembra impraticabile astrarre dal fluire del mondo, e cioè dalla natura, che è fluente per eccellenza, un'arte come il tai chi. Tuttavia lo si vede spesso praticare nelle palestre, in quella sorta di pace ovattata e su certi pavimenti lisci o tatami che bene si prestano all'intimità del raccoglimento, ma che non restituiscono il fluire con il fluire. In questo senso il concetto di soffio vitale non esiste solo nel tai chi ma può darsi anche in altre discipline dell'uomo in cui il controllo del respiro si rende necessario. Tuttavia, io credo che il Qi sia un concetto piuttosto specifico dell'arte del tai chi, anche postulato scientificamente, oltre che magicamente. Il tai chi è scienza e magia al contempo. Del resto, come ci insegna lo storico delle religioni rumeno Mircea Eliade, la chimica è una scienza che nasce dalla magia trasformatrice di metalli. Ripeto dunque questo mio verso:
(il respiro...)
dilata il corpo e lo brucia e lo trasforma

Tornando all'approccio fisico e all'approccio mentale, coi loro percorsi simultanei, legati e separati, possiamo dire che a parità di muscoli, respiro e flessibilità nei praticanti, tuttavia non si avrà mai una parità mentale tra di loro, a meno che per un caso fortuito le personalità non siano identiche o con identiche percezioni. Ma esistono persone identiche? O persone in grado di percepire una cosa nello stesso identico modo? E' alquanto improbabile poiché se la materia del tai chi è eterea, ideale, filosofica, etica, estetica, magica, scientifica e spirituale, il dispositivo cognitivo dei praticanti sarà tanto più ampio e quindi suscettibile a approcci e percorsi diversi.                                                      Abbiamo assodato, dunque, che i praticanti sono tutti diversi, come i lettori di un libro. Questo è un punto che un maestro deve considerare sempre quando si relaziona con gli allievi. Gli allievi possono quindi essere più o meno esperti o maestri loro stessi. In quest'ultimo caso i maestri comprenderanno meglio i maestri, anche se di discipline diverse, dato che vi è un elemento comune a tutte le arti, tra le marziali come tra le "belle arti". C'è un elemento comune tra la pittura e la danza, tra il cinema e la musica... e se affermassi che vi è un elemento molto comune e addirittura identico tra la scultura e il tai chi non sbaglierei, anche se chiunque penserebbe che sono matto. Tra il tai chi e la scultura vi sono almeno due elementi identici : la volontà di scolpire e la pratica fisica dello scolpire. Potremmo anche vederne un altro, molto michelangiolesco e neoplatonico: la lotta tra spirito e materia. Una lotta con la materia che nel tai chi è forse superiore a quella di chi da un blocco di marmo ricava delle figure. E c'è l'elemento del grezzo che diventa liscio, e del corpo dello scultore che s'infrange sulla pietra. Il lavoro di scultura è del resto comune a tutte le arti. Un ballerino non è forse una scultura? Ma è una scultura sia per la pratica corporea che lo rende tutto muscoli e tendini, e duro come il marmo!, sia per il fatto che questa scultura corporea a un certo punto perde quasi di vista se stessa, quando la ballerina diventa maestra, e l'arte s'impossessa dell'uomo e lo nutre come la linfa l'albero.
Vi è una scultura interiore, invisibile, data dalla volontà di scolpire il carattere, allenare l'anima, la cultura ecc. Scindere la linfa dall'albero è impossibile come scindere la vita dall'arte, a quel punto. Ma anche nell'essere albero, se vogliamo, c'è un punto in cui l'albero è albero, o l'albero è ancora novizio, non ancora albero. Quando l'albero che è un maestro della sua essenza non possiamo spezzarlo con le mani, a meno che non siamo maestri nella terribile arte della distruzione manuale degli alberi. In genere ci vuole la sega, mentre per i "non alberi novizi" o "aspiranti alberi" possono bastare delle mani ben allenate. Faccio questo esempio perché io stesso ho spaccato a manate dei piccoli alberi tagliati dai potatori e lasciati sulla strada, ormai morti. Gli alberelli aventi anche sei  centimetri di diametro si possono spezzare a colpi di mano aperta senza troppo sforzo e senza allenamento, ma con l'allenamento tutto cambia. 
Tra l'uomo e l'albero vi sono non poche differenze, ma meno di quanto crediamo. L'albero, anche quando non deve puntare al cielo per avere luce, cresce dritto e non in diagonale per una precisa volontà: evitare che il vento lo abbatta, o che lo abbattano gli animali, o una frana del terreno.  Ora, come si vede, sia la posizione eretta nella lotta, o arte di vivere, sia la traspirazione come spiegazione del flusso linfatico, o respiro vitale, sono elementi comuni tra noi e gli alberi.
D'altronde, anche noi traspiriamo.

sii respiro nel ventre, sede di calore
e pulisci tendini e muscoli con vapore;
e suda, così, con silenzioso Agire
e urla, per rompere questo tuo Silenzio,
batti il tallone sulla terraferma, scuotila!

La pratica fisica affinata nel tempo è già metà conoscenza, (e anche questo ci accomuna agli alberi), l'altra metà appartiene invece alla sfera della comprensione umana per antonomasia: il pensiero.  Il pensiero di un novizio molto intelligente può intuire senza strumenti alcuni elementi dell'arte, ma l'intelligenza non è l'arte. L'intelligenza è anzi ingannevole, se non viene controllata dalla pratica. L'intelligenza ci fornisce dei buoni spunti nella pratica e nella teoria, ma la pratica contraddice sempre l'intelligenza. L'arte è una cosa più pratica di quanto si creda oggi, in questo mondo di teorici dell'arte. Per questo un intellgentissimo novizio può tener testa al più "stupido" maestro, ma anche il maestro meno perspicace sarà almeno mille volte superiore al novizio. La pratica è una forma di intelligenza a sua volta, che si alimenta dell'intelligenza cerebrale pura e la contrasta. L'arte non è solo la pratica pura, orba di conoscenze, dati, informazioni, sapere teorico ecc. altrimenti sarebbe uno sterile copiare i maestri o una strada senza sbocco conclusa nell'allenamento fisico e nella ginnastica. E' così che corpo e mente, infine ,si rivelano una sola cosa, e ritornano uniti, amoreggiando e osteggiandosi. Perciò chiedere allo spirito di liberarsi del proprio corpo sarebbe come chiedere al corpo di liberarsi della propria carne. Il pittore che si è liberato del colore ha squarciato la tela, l'ha bucata, l'ha bruciata e questo è stato il suo percorso artistico:

"Qi è Respiro non perduto, afferrato,
soffio che muove il fuoco
(...)
e la gru che apre le ali...
tutto dentro una minima Arte, immensa Espressione
di chi torna così al puro uomo originario,
e rilascerai nell'aria il tuo Dolore e il tuo Nome
finché, così spossessato, così impoverito,
così fuso con la natura, sarai felice
e trasformerai finalmente il respiro in Qi 


***

Tornando al poeta, al narratore, allo sceneggiatore, al drammaturgo che io sono, artista come io sono per migliaia e migliaia di pagine scritte in trent'anni di pratica ( la mia prima poesia mi è venuta a tredici anni, la mia prima raccolta a diciassette). Poeta per almeno mille poesie superbe, su tremila.  Narratore per almeno due racconti forzuti, su cinque. Sceneggiatore per quei miei due testi eccellenti e un altro in arrivo, e per altri due molto validi ma sospesi. Drammaturgo perché lo sono stato, con sei opere teatrali molto valide, e altre tre da rimaneggiare. E poi ancora: alchimista della musica, non ancora musicista, lontanissimo dall'esser maestro, forse fra vent'anni!                                                    Detto questo, posso ora affermare che di certo in una di queste arti sono già maestro. Benché noto solo a me stesso. Ma abbiamo davvero bisogno degli altri - dei critici laureati, che spesso sono anche lettori ingaglioffiti nel professionismo ed editori cinici -  per giudicare la nostra arte in modo imparziale?  E se il critico d'arte fosse parziale? Se non avesse alcuna intenzione di promuovere chi non offre nulla al mercato?

"dalla Pratica fatta Arte
una sfera di Energia Vitale
dalla materia del corpo
salirà dal passato al Presente
e dal ventre molle al cranio duro,
e la scatola quadrata della vecchia mente
con dentro la forma del vecchio Destino
fatto di millenni, pesi e nomi
soffiando svanirà nel vapore,
e il corpo sarà trasparente
dopo esser stato solido dov'era molle
e vaporoso dov'era solido;
e qualcuno forse ti vedrà,
quel giorno stabilito dal tuo Tempo interiore,
dove tutto sarà come increato e postumo
e il tuo cuore sarà calmo
e le mani saranno spalancate dal respiro
e la fronte sarà la fontana
e ogni osso vecchio sarà tornato verde,
e come vento improvviso tra gli alberi immobili
il tuo movimento sarà lentissimo e velocissimo
e sarà percepibile fuori dall'indicazione del Maestro,
del Libro, e sarà brezza nata dal tuo Vuoto,
dalla tua Mancanza di ostacoli,
dal tuo Anonimato"
(...)

Quando sarò maestro nell'arte, darò al mondo cose che in modo splendido posso affermare saranno comprese solo dai maestri. Posso anche fare qui una provocazione e dire che se dovessi fare dei film, questi sarebbero vietati. E non ai minorenni, ma a quei maggiorenni che non sono abbastanza eruditi nell'arte, o non sono adatti né inclini né intelligenti per avvicinarvisi.

"Vietato a chi non è abbastanza erudito o pronto", questo sarà scritto come divieto.

Parole dure per coloro che saranno riprovati, e cioè la maggioranza. E tutti i maestri allora rideranno dei mediocri che ora ridono di loro.  L'inetto smetterà di ridicolizzare l'abile. L'ignorante diventerà man mano erudito, come stava succedendo nel mondo prima che questo fenomeno non venisse controllato dal potere. La conoscenza del mondo passerà attraverso l'arte, che ritornerà in mano ai maestri, che sono i più alti in grado. Anche scienza e tecnologia saranno riviste, nell'ottica di un uomo nuovamente artista. Questo significa che i dittatori di ogni risma, e i potenti, e gli affaristi e tutti coloro che detengono il Potere del Distruttivo Cinismo attuale (che si potrebbe anche leggere P.D.C, e cioè Partito Democratico Cattolico) avranno ruoli riposizionati all'interno del nuovo potere, che sarà affidato a dei puri maestri e quindi non sarà un potere con i connotati tradizionali del segreto, della trama, della brama, della violenza, della conservazione, ecc. Per fare un sempio, è come se le cure del pianeta fossero affidate a Emily Dickinson. Poetesse e poeti come lei riuniti parleranno, e sarà questo uno dei parlamenti migliori del nuovo mondo. E i Pasolini saranno finalmente ritrovati e ascoltati, e applicati in politica. I Mircea Eliade i nuovi maestri delle Chiese. Vi saranno dei test, chi non li supera non potrà proseguire il lavoro di questi e altri maestri. Qualcuno potrebbe con obiezione definirla "la costituzione di un nuovo regime". Sì, vi sarà un nuovo regime: "il regime dei maestri", ma come ho accennato sopra non sarà inteso alla violenza bensì alla giustizia. In base a quest'ultima, quindi, una volta messi ai ferri i grandi criminali in giacca e cravatta, ecco che il candore fanciullesco e anziano dei maestri rigenererà in poco tempo il mondo.
Se sarò ancora vivo e sarò riconosciuto maestro, o anche un "degno seguace con accesso al credito culturale" (e non al "credito economico", dato che non vi saranno più uomini distinti dal denaro - grazie alle nuove politiche) , allora mi divertitò, perché sarò particolarmente dispettoso e cattivo.        Stabilirò le mie condizioni. La prima: "solo chi sarà approvato da me o dai miei seguaci-con-accesso- al-credito potrà accedere alle mie opere". All'inizio solo in pochi potranno bearsi dei miei frutti, ma più avanti saranno molti di più per via della crescita culturale (altro termine mutuato dall'economia -  "crescita economica" - di cui non avremo più bisogno, grazie a maestri che furono poverissimi come Sandro Penna e quindi ai suoi discepoli, che saranno tesorieri degli Stati). Ad Alda Merini ed Ezra Pound, ovvero ai loro seguaci ministeriali, sarà affidato il ministero della  sanità.  In realtà non vi saranno neanche più minsteri, ma tavole rotonde all'aperto, e questo anche grazie al maestro Kafka.

Se penso a chi pubblicherà mai le mie opere, beh, quel giorno gli editori faranno la fila. Ma non invieranno più lettere come me ne inviarono: volte a convincermi a pagare, di cui un giorno o l'altro puibblicherò il carteggio: Editori Riuniti, Manni, Campanotto editore, dove la parte economica della lettera è addirittura scritta a penna.  Riproverò gli editori e i produttori che conosco per la loro furbizia e venalità, per la loro complicità col vecchio potere, e abbraccerò quelli che si distingueranno per erudizione e coraggio. Non vi saranno mai editori di regime, perché il regime dei maestri non sarà un regime nel senso comune, ma una dieta del mondo.
Dicevamo quindi che solo gli editori e i produttori eruditi potranno divulgare le mie opere, ma se non ce ne dovessero essere di "imprenditori" così fatti (dei non-imprenditori), allora vorrà dire che non avremo bisogno neanche di passare nei vecchi ingranaggi. Pubblicheremo e distribuiremo le opere magistrali secondo nuove regole di edizione e distribuzione. L'arte fittizia e mediocre sarà messa al bando, e coloro che si reputeranno "maestri messi al bando" potranno fare ricorso ma solo portando elementi convincentisulla loro maestria. La "tavola rotonda degli inascoltati" li ascolterà, e tutto il mondo potrà bearsi del procedimento legale, che sarà trasformato in dibattito culturale mondiale. I Tarantino, i Von Trier e i Muccino, tanto per fare alcuni esempi, dovranno provarci che la loro arte va oltre l'Infantilismo, il Malinconismo e l'Americanismo che rispettivamente li contraddistingue, elementi questi che sono oltre che mediocri anche degenerativi e diseducativi per l'Uomo.  Gli avvocati che vorranno difenderli dovranno essere molto più eruditi nelle arti che nel diritto. 

Solo in pochissime librerie, o forse in una sola, io offrirò alla consultazione le mie raccolte di poesia. Appariranno su uno scaffaletto chiuso a chiave e sotto vetro, per vietarne la consultazione a tutti, e solo chi supererà il test da me congegnato potrà fruirne. Questo avverrà negli orari e nei giorni in cui tutti lavorano. Anche i maestri dovranno sacrificarsi per leggere gli altri mestri, senza sconti per nessuno.
Per il teatro e il cinema, il pubblico approvato potrà entrare in sala ma solo ad orari non borghesi né popolari, quando i professionisti sono molto attivi e i lavoratori lavorano. Chi crederà sacrificherà la pausa pranzo. Custodiremo la vera arte in un regime severissimo, più ostico e sicuro di quello delle banche. 

***

Tutti potranno diventare maestri o come seguaci degni accedere al credito culturale, che non sarà mai confuso con il successo, dato che i loro nomi resteranno più possibiolmente ignoti. Tra tutte le arti e tutti gli stili, le scuole e le correnti, vi sarà comunque un filone riconosciuto più utile alla dieta del mondo, a cui per questa ragione si darà più spazio finché l'Uomo non sarà risanato. L'arte dei maestri più salubri sarà quella sublimemente realista e sublimemente fantasiosa o simbolista. Il realismo contemporaneo vero ( Virzì, Rovere e soprattutto tant anonimi) sarà finalmente liberato dalla confusione con il naturalismo impostore di questi ultimi anni ( Garrone, Lucchetti ecc. per il cinema, De Cataldo, Ammaniti per la narrativa, ecc.). Allo stesso modo il vero fantastico sarà liberato dall'infantile fantasy e dal filone dei supereroi. Credetemi, l'infantilismo è talmente problematico oggi che bisognerebbe creare, come quello anti-mafia, un dipartimento anti-infantilismo. Beninteso che nessuno sarà eliminato, nememno il tronfio uomo infantile o il tronfio malinconico/depresso, ma a queste persone malate sarà data la possibilità di curarsi. Che forse si risolverà in Tutto l'amore che non hanno mai avuto. L'amore, ovviamente, sarà demistificato e de-istituzionalizzato, liberato dalla professione pretesca e dalle lacrime televisive, per esser ridato al mondo in forma nuova, ponderata e umile, naturale. Sarà anche redistribuito, come il denaro. In questo senso i David di Donatello non andranno tutti al suddetto Matteo Garrone ma anche ai poveri, tra questi penso a registi validissimi quali Alice Rohrwacher, Giorgio Diritti, Vittorio Moroni e altri che essendo anche più "anonimi" come posso ricordarne i nomi?  Ai maestri le cui opere sono umili ( ecco che ritornano quindi gli anonimi, come i nuovi trionfatori), ed efficaci sul piano della diffusione dell'umiltà, sarà affidato il ministero dell'Umiltà. Il nome del ministero potrebbe essere "Umberto Saba". Chi potrà accedere a questo ministero saranno solo coloro che conoscono la poesia della capra, tanto per fare un esempio su come funzionano i test della Nuova Cultura ed Erudizione. Quella capra in cui il poeta Saba si rispecchia, il cui belato coincide con il suo dolore. Mai versi sono stati più umili! E in quanto a malinconia/depressione, seppure Saba ne fosse affetto, questa non si impose mai al mondo.                   La capra di Saba entrerà nei libri scolastici, e proporrei di mettere una capra sulla copertina. Altro che la cavallina storna di Pascoli! Mai versi sono stati più rozzi. A proposito dei "poeti dell'obbligo", quei tre italiani ottocenteschi che tutti conosciamo, ebbene posso anticiparvi che saranno studiati per ciò che sono. Al fascista, snob e retorico D'annunzio tochherà certo la sorte peggiore. Del resto, nella nostra dieta salutare non dovranno esserci cibi così stantii. Faremo posto al valore e al merito sia umani sia artistici. Di ogni artista sarà dato anche un ritratto biografico, poiché nessuno sarà maestro nascondendo se stesso. A questo mondo che ha bisogno di Trasparenza daremo Trasparenza. Al mondo che ha bisogno di uscire dalla rozzezza toglieremo come il rozzo Pascoli molti altri. Ma come ho detto non sarà un'epurazione poiché il nuovo mondo non sarà nuovo se non sarà salvato dalla violenza. Una specifica e aperta valutazione sulla dimensione artistica dei propri maestri prnderà il posto dell'ignoranza violenta dei molti editori e produttori attuali. Di certo l'allegro,violento Tarantino non sarà contento di uscire dal Paradiso insieme con il depresso Von Trier. Quella malinconia astratta e cerebrale degli artisti, che rende celebroleso chi se ne fa discepolo, avrà dura battaglia, come tutto ciò che è accidioso e vizioso, e perverso nel suo molle crogiolarsi. L'arte ritornerà ad affermare la vita e la realtà ( pure nella tristezza e nel dolore), contro questa onda immane di cadaverica mollezza e di irrealtà inveterata in un quasi dogmatico irrealismo. A cui del resto anche gli stessi artisti dei Cahiers du cinema l'hanno ridotta. Dibattiti veri, stroncature sonore faranno vibrare l'aria. L'umile e reale luce umana, che è fonte e garanzia di salute collettiva, illuminerà tutte le sedi preposte all'arte e uscirà incontenibile fuori da quelle finestre. Anche le peggiori televisioni ne saranno ripulite. I sontuosi vermi si contorceranno nelle loro cravatte. Le donne-vermi nelle loro gonnelle.
Saba, Penna, Gatto, Vigolo, Caproni e tanti altri maestri non hanno mai ricevuto riconoscimenti facili, né si può dire siano mai stati davvero riconosciuti se oggi questi nomi, già a pochi decenni dalla loro morte,  suonano ignoti a molti, e sicuramente ai nostri ragazzi. La cultura consumistica li ha spazzati via in pochissimo tempo. La televisione li ha sostituiti con falsi intellettuali urlanti e altri mostri, compresi i bravi cantanti ragazzi che volano da X-factor e altri format simili. Ah, quanti ne produrranno di questi FORMAT se non giungerà presto quel giorno, quel giorno in cui non vi saranno più "formattazioni culturali"; e spariranno anche le guide rosse dei festival con gli attori blasonati, con i conduttori abbronzati, ecc. Ogni uomo prostrato nel denaro e nel potere sparirà, o tornerà umile, e per questo buon per lui potrà essere riamato da qualcuno.
Ogni grande maestro ha compiuto questo percorso di riappropriazione di sé nell'umiltà, e per questo anche il mondo lo compirà. Insieme con il Saba della capra potrei citare il Pasolini di Trasumanar, che quasi smette di esser poeta per diventare un compilatore di verbali, di bollettini, un facitore di annunci e frasi apodittiche "strampalate". Come Ginsberg che comincia a cantare poesie-mantra buddiste, o quel "pazzo" di Pound. E in questo solco di umiltà e realismo ecco che ripartirei proprio dalle poesie-liste-mantra di Ginsberg, registrazioni in automobile, squasmosi grumi di appunti.
Perfino il nobel alla poesia Eugenio Montale divenne maestro quando smise di essere quel premio all'ermetismo che era e si convertì, da linguista puro e prezioso, a poeta quasi prosaico, dialogico.  Fu in quel momento che la sua vecchiaia diventò fanciullesca, da maestro anziano rinato.

Se volete sapere quale opinione ho dei veri maestri, è questa. E' cioè tutta nell'idea che chi è davvero grande può uscire dalla lingua e abbracciare il suono, quindi la strada, la terra, la realtà, la natura. Vi sono molti esempi che potrei fare dove gli artisti - poeti, narratori, pittori, scultori, ecc. - lasciano l'arte come sistema, come prigione, per qualcosa di diverso, che tuttavia è arte, ed è il vero approdo.  Diventati fluidi pur conservandosi coscienti, non automatici, non flussi inconsci, la presenza di questi artisti sulla Regola linguistica, sulla Disciplina, sulla Tecnica - ormai benissimo apprese - si sfalda, fonde, muta... e allora raggiungiamo quel qualcosa, e non sappiamo bene cos'è, tanto che crediamo non sia poesia, non musica e neanche grammatica corretta... e allora un po' ce ne pentiamo, perché ci sembra di errare, di fare errori, e ce ne vergognamo pure, e quale editore potrebbe mai comprenderci, mentre invece, se potessimo vederci, così abili, e se potessimo leggere quello che scriviamo....

Il mio maestro di tai chi diceva che bisogna osservarsi nello specchio, mentre si pratica. E' anche utile videoriprendersi e osservare il filmato.

"spostati, sposta il respiro
dalla bocca all'addome,
dietro l'ombelico,
e da questo alle punte delle dita,
a poi al petto, e da questo al piede
e fin sulla testa, condotto da Volontà,
guidato da Abbandono;"


Nel tai chi quando la mente non è "vuota" come dovrebbe, ma piena delle nostre paure o del nostro zelo messi nell'arte stessa, o quando pensiamo ad altro, tutto è perso; la pratica cessa di essere allenante e l'arte va a farsi friggere. O perché non stiamo più nell'arte o perché ci stiamo troppo, compiamo lo stesso errore. Il vero buon nulla è un vuoto ricercato, è conseguenza dell'arte stessa e non un ordine che possiamo imporci. Un vuoto, cosiddetto, che in realtà è un pieno di artistco vuoto. In altri termini: se pensiamo al bicchiere da cui stiamo bevendo non gustiamo l'acqua, ma se pensiamo a tutt'altro rischiamo addirittura di strozzarci.
L'attenzione serrata nei confronti della composizione letteraria, dell'espressione, ecc. ricorrono normalmente nelle opere minori degli artisti, mentre è l'elemento semioscuro, tra ponderato e imponderato, che normalmente comporta la cifra magistrale. Una forma di oscurità compresa, non completamente illuminata dall'artista  ma la cui luminosità arriva ad illuminare la sua opera. Quel qualcosa che nemmeno l'artista sa bene, né da dove sia venuto, né cosa voglia dire in ogni sua parte, ma che è venuto certamente perché in quell'opera corpo e mente sono fusi, pratica e teoria sono unite. Si portrebbe quasi dire che il poeta riesce a dare alla luce, con lucidità, qualcosa di oscuro. La mamma ha coltivato bene il nascituro dentro di sé, lo ha ascoltato, lo ha visto nei suoi sogni... lo partorirà come un sogno oscuro quindi, ma anche come un essere carnale che la luce e l'aria faranno piangere.
Nel tai chi, pensare al movimento successivo è dilettantesco, ma il non pensare alle "mosse" che abbiamo imparato è presunzione arida ed errata. Se non pensiamo alle mosse non siamo lucidi nell'arte, se però crediamo di sapere (in quanto l'abbiamo già pensato le mosse negli anni precedenti, quando eravamo dilettanti) perdiamo il piacere e la visione; da qui l'aridità e l'errore che dicevo.  In queste condizioni la via del sapere è già chiusa, e rischiamo di restare o dilettanti, o aridi, in eterno. La nostra costante ansia di conoscere, fusa alla nostra abilità di conoscitori, sono come Jin e Jang in equilibrio. La nostra difficoltà espressiva, fusa alla nostra abilità espressiva sono generalmente la rivelazione stessa del mistero artistico mentre si compie. Il maestro che insegue, che cerca, che corre dietro alla sua preda figurativa senza mai afferrarla con precisione e abilità estreme e matematiche fa sì che la cosa resti avvolta nel mistero pur essendo rivelata. Se è davvero un maestro sa afferrare una zanzara con due bacchette cinesi? E magari senza ucciderla? No. E' ridicolo. E' ridicolo come gli ultimi film di arti marziali in cui i maestri volano sui tetti. Sul piano marziale sono errati, dato che come ho detto fin qui è nell'umiltà e nella realtà del corpo dell'artista che avviene l'arte, non nel perdere l'umile e reale forma umana per acquisire quella di un supereroe o di un volatile. Altra cosa, invece, è riuscire, fuori dagli effetti speciali del cinema, a compiere il volo restando umani.  Nel suo libro il maestro Cheng Man Ch'ing racconta di un anziano maestro di tai chi che volava tra gli alberi, ed egli lo ha visto coi suoi occhi.


Sotto questa luce, il perché Whitman abbia intitolato la sua più grande raccolta poetica "Fili d'erba" mi è chiarissimo. "Il soprannaturale non è che il naturale rivelato" dice Emily Dickinson, e guarda caso questa immensa rivelazione si riduce sempre a una piccola cosa umile. Più conquistiamo con pratica e fatica il sublime, il superiore, l'alto, il sacro, il difficile, l'impossibile, chiamiamolo come vogliamo, e più ci rendiamo conto che questo consiste nel poco, nel piccolo, nell'infinitesimo. E si dà maggiormente nella volontà di non dirlo, di non rivelarlo, di coltivarlo nell'intimo, nel quotidiano.  Il filo d'erba è come il verso rastremato. Il volo tra gli alberi è così naturale, se ci pensiamo. E quando l'uomo riesce a volare, perché dovrebbe correre in televisione a farlo vedere a tutti?

Ma se il piccolo diventa grande, se il quotidiano diventa l'assoluto, se l'erba diventa sacra, allora significa che il maestro che ha appreso tutto questo è  proprio come un bambino davanti ai mostri, quando si confronta con gli atti dei mediocri e dei violenti. Sarà per questo che gli atti dei violenti mi sconvolgono molto più di ieri? Significa forse che i maestri sono persone che  per sensibilità diventano sempre più fragili? Forse sì, ma ancora non posso dirlo, ne riparleremo fra tre anni.      Oggi posso solo dire che i grandi artisti creano dei fatti inossidabili, che somigliano a dei sassi. Quello che in realtà partoriamo, se siamo grandi artisti, sono dei sassi. Umili ma inscalfibili prodotti. Sì perché la vera arte è coriacea e incomprimibile, e come sasso anonimo viene lanciata nel mondo; e un domani, quando non dovremo più offrire nulla di masticabile alla bestia del mercato, la vera arte sarà un sasso rivelato, quel diamante nella scarpa di molti che non sarà più scomodo a nessuno.