Diario della morte italiana

Diario della morte italiana

venerdì 5 febbraio 2016

Poveri scrittori italiani








Dal Blog di Luca della Casa

https://www.linkedin.com/pulse/20140908194444-123659842-secondo-umberto-eco-inutile-inviare-manoscritti-se-non-si-%C3%A8-nessuno

Luca Della Casa

Luca Della Casa

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Secondo Umberto Eco: inutile inviare manoscritti se non si è nessuno...

Sep 8, 2014
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Umberto Eco, uno dei miei autori preferiti, giustificava l’ostracismo dei grandi editori, il clientelismo e l’esistenza dei cortiletti intellettuali. Burp. In ogni modo, “Il nome della rosa” e “Il pendolo di Foucault” non avrebbero mai visto la luce senza la sua precedente attività come “tuttologo” e galletto nel pollaio. D’altra parte, come lui stesso afferma, non senza una certa arroganza: “E se il vicino di casa di Proust fosse stato tanto più bravo di lui e nessuno se ne fosse accorto. Per lui sarebbe tristissimo, per l'umanità basta Proust, e avanza." Riporto il pezzo del “Genio”, per chi non l’avesse letto. Meditate gente, meditate. Però se vi piace scrivere/leggere non lasciatevi avvilire: che si fottano i cortiletti stantii e forforosi ;P

Caro XYZ,
Rispondo volentieri al suo messaggio perché spero così di raggiungere altre persone che si trovano nella sua situazione, per dire loro candidamente come vanno le cose a questo mondo. Vengo anzitutto alla sua ultima richiesta, se io sia disposto a leggere il suo manoscritto. La risposta è no, e le ragioni sono tutte ispirate a un profondo principio di lealtà. Io (ma questa situazione è comune a molti scrittori e studiosi di una certa notorietà) ricevo ogni settimana almeno una decina di manoscritti (spediti da persone che non hanno avuto la delicatezza di fare come lei, e chiedermi prima se potevano inviarlo), dei generi più svariati, in gran parte racconti e romanzi, ma anche opere storiche o addirittura dimostrazioni sull'esistenza di Atlantide o del continente scomparso di Mu. A questi si aggiungono bozze di libri inviati liberalmente da editori stranieri che chiedono un blurb, e cioè una di quelle frasi di raccomandazione dell'opera che si stampano poi sull'ultima di copertina o in fascetta. Dieci manoscritti alla settimana fanno 520 all'anno. Una persona come me, che fa il professore universitario, dirige una rivista scientifica e due collane specializzate, è tenuto a leggere (e correggere, e rileggere) tesi di laurea voluminosissime e manoscritti inviati per la pubblicazione, per dovere d'ufficio, oltre a seguire quanto si pubblica nel proprio campo, per tenersi dovutamente aggiornato (anche se la mole di materiale che arriva è anche quella insostenibile). Anche a volersi eroicamente occupare degli altri manoscritti in arrivo, si può dedicare al massimo (diciamo) due ore giornaliere, strappate al sonno, alla lettura di tale materiale - a parte il fatto che, dopo aver letto per obbligo centinaia di pagine, ballano gli occhi. Tenuto conto che per leggere (bene) un manoscritto che può andare da cento a quattrocento pagine, anche procedendo a tre minuti a pagina (che è lo standard della lettura veloce ad alta voce), calcolando un libro medio di 250 pagine, saremmo a dodici ore, e quindi 24 giorni per libro, i conti sono facili da fare. 24 giorni per 250 libri fa 4000 giorni, e l'anno ne ha 365. Pertanto chiunque (che non faccia il mestiere full time di lettore per una casa editrice), ricevendo un manoscritto promette di guardarlo, mente. Al massimo lo annusa, ne legge le prime righe, ed emette un giudizio evidentemente poco fondato. A me non piace ingannare la gente in questo modo.
La informo di un altro particolare, su cui nessuno ha mai detto la verità. Quando l'autore noto di una casa editrice invia alla direzione un manoscritto che ha ricevuto, dicendo che vale la pena di prenderlo in considerazione, rarissimamente gli si dà ascolto. Vige la persuasione che l'autore noto abbia rifilato loro qualcuno che lo stava sottomettendo a molte pressioni e che se la sia cavata in quel modo. È triste ma è così.
Passiamo ora alle case editrici. Per antica e fondata esperienza non credo alle case editrici che sollecitano manoscritti. Di solito cercano autori a pagamento, sono disposte a pubblicare qualsiasi cosa e se non rispondono è perché ne hanno già troppa. Sul funzionamento di queste case si veda cosa racconto nel mio Pendolo di Foucault a proposito del signor Garamond. È un romanzo, ma fondato su fatti reali.
Una casa editrice seria e importante, che non sollecita pubblicamente manoscritti, ne riceve comunque tantissimi - certamente cento volte più di quanti ne riceva io. Di solito (ma non esiste una regola generale) cerca di farli guardare tutti. È improbabile che li possa leggere il direttore editoriale (altrimenti non avrebbe tempo per dirigere), e spesso li si affida a lettori esterni.
Quando lavoravo in una casa editrice ne conoscevo uno, intelligentissimo e con una penna intrisa nel vetriolo, che passava la giornata sdraiato sul letto e leggeva tutti i manoscritti che riceveva. Queste letture gli venivano pagate con molta parsimonia, ma tutto sommato così campava. Li leggeva davvero, e mandava giudizi di fuoco - anche se qualche volta esprimeva rispetto e ammirazione per qualche testo. In casa editrice si faceva fatica a leggere tutti i giudizi, di una o due cartelle, che costui inviava giorno per giorno. Io adesso non ricordo bene (anche perché di solito i manoscritti in arrivo sono di carattere narrativo, e io mi occupavo solo di saggistica) ma non ho presente alcun manoscritto che sia poi diventato un libro.
Perché? Anzitutto si legga il gustoso libretto di Fabio Mauri, I 21 modi di non pubblicare un libro (Bologna, Il Mulino, 1990; per questo libro ho scritto una prefazione: Chi manoscrive è perduto). Riassumendo, un bravo editore è ansioso di scoprire nuovi talenti ma non si fida dell'autore che spunta improvvisamente dal nulla. Va cercare il talento là dove si forma, così come avviene nello sport, ed è raro che qualcuno arrivi ad essere assunto come centravanti della Juventus se non è stato scoperto e apprezzato mentre giocava in una squadra di serie B, e prima di serie C, e prima ancora nella squadra della polisportiva locale o dell'oratorio salesiano. La vita letteraria, almeno dai tempi di Catullo sino a oggi, è fatta di gruppi, di persone anche giovanissime che s'incontrano e si scambiano i loro lavori, poi li pubblicano su una piccola rivista, poi su una più nota, e passano, per così dire, una prima selezione da parte dei loro pari. Ed è lì che l'editore va a cercare le personalità interessanti. È verissimo che può esistere anche il genio sconosciuto, che vive in un paesino isolato dal mondo, ma di solito ogni attività "creativa" si svolge tra gli altri, e in questo modo si affrontano i primi giudizi, si impara. Se un editore cerca qualcuno capace di fargli una buona biografia di Giulio Cesare, va a sfogliare le riviste di storia, o i programmi dei convegni sulla storia romana. Solo così sa che una persona, che sostiene di essere esperta su Giulio Cesare, è già stata valutata da chi segue queste cose, e ha così una prima garanzia. Ma lo stesso avviene anche per i giovani poeti, che incominciano ad apparire su piccole riviste di poesia, o ricevono il premio di poesia per i liceali di Roccacannuccia, e iniziano a farsi conoscere. Se non hanno saputo arrivare almeno sino a quel punto, dove stavano, con chi si misuravano?
Il genio solitario non è mai escluso, ma quando si legge di scrittori ignorati in vita e scoperti dopo la morte, esempio massimo Giuseppe Tomasi di Lampedusa, si vede che in vita frequentavano cenacoli letterari, erano stimati da molti scrittori magari meno bravi e più fortunati di loro, non erano affatto dei selvaggi spuntati dal nulla. Raramente un grande giornalista è arrivato al quotidiano nazionale senza prima aver mostrato le sue qualità sulla gazzetta locale, o addirittura sul bollettino parrocchiale. Chieda ai grandi giornalisti. Le diranno tanti che hanno fatto una lunga gavetta e solo così sono diventati poi notissimi - anche perché far la gavetta vuole dire migliorare lentamente giorno per giorno.
Questa persuasione, che gli editori hanno, che di solito è meglio cercare i futuri campioni in palestra, è giusta, e il più delle volte ha funzionato. Quindi, ai giovani che mi chiedono come fare pervenire un loro manoscritto al grande editore, io dico di non bruciare le tappe, e iniziare a farsi conoscere tra quelli che, come loro, scrivono, e pubblicano lentamente le loro prime prove. Potrei aggiungere che io, neppure da giovanissimo, ho mai mandato manoscritti a case editrici. Ho aspettato che un editore, leggendomi altrove, mi abbia proposto di fare qualcosa. È passato del tempo, ma ho sempre sostenuto che se sei caporale devi darti da fare per diventare sergente, senza voler diventare generale di un colpo.
Se poi qualcuno dice orgogliosamente che non vuole sottoporsi al giudizio dei suoi pari ma è disponibile solo per il grande editore, e non vuole fare gavette, perché è convinto di avere scritto un capolavoro (e magari è vero) deve anche pagare per il suo legittimo orgoglio, e spesso accontentarsi di avere scritto un capolavoro, anche se gli altri non gli danno retta. Aspetti la riscoperta dei posteri, nella storia è accaduto.
Passiamo alle lettere degli editori. Un editore che non risponde all'invio di un manoscritto (anche se qualche tempo dopo, perché abbiamo visto che, se lo fa leggere, gli ci vuole del tempo) è scortese. Un editore che risponde con la formula solita ("i nostri programmi sono già definiti per due anni"), è un editore per bene, e nessuno può lamentarsi se ha fatto il suo lavoro, che è anche quello di respingere almeno l'ottanta per cento delle proposte che gli arrivano. Quanto alla sua richiesta di ricevere almeno un giudizio sincero come "la sua opera è una schifezza", ho conosciuto redattori editoriali che scrivevano all'autore perché e dove la sua opera non funzionava, invitandoli a rivedere il lavoro, ma di solito ricevevano in cambio lettere di insulti. Una volta è accaduto a me di scrivere almeno tre cartelle di analisi critica per dire a un signore (distinto professionista) perché il suo lavoro non andava bene e cosa avrebbe dovuto fare per migliorarlo, e qualche tempo dopo quel signore mi ha mandato copia di lettera inviata a un celebre brigatista rosso in carcere, dove lo invitava a dire ai suoi compagni a piede libero di punire non solo i loro diretti avversari politici, ma anche i detentori del potere mafioso editoriale (io nella fattispecie). Questo spiega perché è più comodo per l'editore declinare il manoscritto con una lettera cortese senza compromettersi troppo.
Inoltre, se non esiste una editoria di stato, come nei paesi sotto dittatura, una casa editrice è una azienda privata e ha il pieno diritto di pubblicare quello che vuole o che ritiene più redditizio (magari non sempre in termini di denaro, ma anche di prestigio). Se sbagliano, peggio per loro. Editori famosi hanno rifiutato opere, di grande valore letterario o di grande successo commerciale, come Via col vento, Il gattopardo, Il Tamburo di latta, Lolita, e via dicendo, mentre altri sono stati più accorti. Un editore francese, tra l'altro carissimo amico e lettore molto fine, mi ha rifiutato Il Nome della Rosa (per carità, non glielo avevo mandato io, semplicemente lo aveva visto in catalogo dall'editore italiano) dicendomi "la balena è troppo grossa e non può funzionare commercialmente". Invece un suo concorrente l'ha pubblicato, e gli è andata bene. È la vita editoriale.
Ci sarebbe un modo per venire incontro all'autore solitario, evitandogli penose trafile? Forse c'è ma, dal secolo XV, quando è stata inventata la stampa, non è stato trovato. È certo che nei secoli hanno trionfato autori pessimi (ma poi i posteri hanno fatto giustizia), e sono stati lasciati cadere nel nulla autori bravissimi. In letteratura non vale il principio della selezione darwiniana, per cui sopravvivono solo i più forti (ma poi anche lì, perché hanno dovuto scomparire i dinosauri, che erano tanto buoni e simpatici?). Però, se ci voltiamo indietro, ci accorgiamo che tanti autori veramente importanti, che ai loro tempi avevano subito vari ostracismi, ci sono rimasti, e quindi si vede che in questa giungla, sia pure col sacrificio di tanti meritevoli innocenti, la vita è andata avanti in modo ragionevole. E se il vicino di casa di Proust fosse stato tanto più bravo di lui e nessuno se ne fosse accorto. Per lui sarebbe tristissimo, per l'umanità basta Proust, e avanza.
So che con queste mie considerazioni non l'ho consolata. Ma, quando ero studente, un mio giovane maestro aveva fatto una conferenza intitolata "La filosofia non consola", e da quel titolo (anche se non ricordo il contenuto) ho imparato molto. Ci sono due modi di consolare: uno è di dare false illusioni, ed è disonesto; l'altro è di spiegare come vanno le cose a questo mondo, così che gli altri, anche se non intendono adattarsi all'andazzo corrente, sappiano almeno come si può reagire.
UNBERTO ECO


Poeta InAzione
Sig. Luca Della Casa, vedo che qualcuno mette in dubbio il fatto che il professorone dei cortiletti stantii, forforosi "e solforosi"( aggiungerei io) le abbia inviato questa lettera, che lei ha ovviamente trascritto nel suo blog, commettendo il refuso del nome.Io invece mi fido di lei (perché avrebbe dovuto inventare una cosa del genere?), ma per evitare equivoci e illazioni le consiglierei di scansionare o fotografare la lettera di Umberto Eco e allegarla al suo post.
Ma veniamo alla lettera. Alla terribile gavetta, ai dinieghi che ha dovuto subire il professor Eco… all'ostracismo suo!
Ahi, che lettura infelice. Ma necessaria, e dobbiamo ringraziarla tutti, sig. Della Casa, perché è un pezzo che mancava alla nostra raccolta. Vorrei che tutti leggessero questa lettera e la commentassero come si deve, prendendo posizione.
Vorrei che la leggessero gli studenti di Eco, i suoi collaboratori, ma soprattutto i tanti poeti e scrittori italiani che sono costretti a stare nell’ombra perché non hanno angeli protettori nel paradiso editoriale, o dovrei dire demoni, nell’inferno di questo nostro panorama culturale.
Così dicendo io so di dichiarare tutta la mia rabbia e la mia utopia, la quale postula un ostracismo al contrario! L’ostracismo dei professoroni integrati nel sistema e piloti del sistema, degli scrittori che godono delle grazie della politica (Erri De Luca, Baricco, Tabucchi, Camilleri, etc.) e di tutto questo panorama infernale che è la cultura italiana odierna. Oggi in Italia chi scrive senza amici né raccomandazioni, non compromesso ma anzi volutamente estraneo al mondo editoriale delle leccate, delle serate, dei premi, delle rivistine dirette sempre dagli stessi… è necessariamente isolato. Mentre ai tempi della giovinezza di Eco, un poeta come Sandro Penna, completamente solitario,poteva affermarsi anche soltanto inviando i suoi manoscritti. Ed è stato così che Montale lo ha scoperto e lo pubblicato. E come lui molti altri. Ma allora c’erano i Montale, i Pasolini… Oggi invece abbiamo gli Eco.
Il nostro Eco che non ha fatto gavetta, perciò non aiuterà mai un "gavettino". Lui che viene dal mondo accademico e là aveva già i suoi amici, i suoi colleghi, i suoi professori inclini, i suoi editori vicini. 
Ma anche gli editori, negli anni ’60 e ’70, erano molto più seri, coraggiosi, e tenevano al nuovo, al genio, non solo ai classici da stampare e ristampare, magari anche con il gadget in regalo; per il puro denaro, per il controllo sul mondo. Il nostro principe dei cortili stantii non ha dovuto fare alcuna gavetta e non ha dovuto patire questo ostracismo a cui noi scrittori e poeti italiani di oggi siamo costretti.
Certo, da una parte stiamo meglio, perché restiamo nella nostra acqua di alta montagna, sconosciuta e perciò anche limpida. Ma le nostre opere (non solo i testi, ma le nostre stesse azioni di persone) si avviliscono, così non lette e non diffuse. E in special modo se sono opere civili, indirizzate a destinatari vivi e attuali, non astratti o futuri. I nostri apporti alla società vengono arrestati, impediti, e lo dico per un senso più ampio dell'essere scrittori, ben al di là della mera pubblicazione (!). 
Lei lo sa, caro Della Casa, che qualche anno fa ho vinto un premio di poesia ma non l’ho mai ricevuto? Una pubblicazione monografica che non mi hanno mai dato!? 
Ed ho almeno venti lettere di case editrici (anche molto note) che mi fanno proposte editoriali molto sibilline e tutte a pagamento. Ho anche una lettera della Campanotto editore scritta per metà al computer per metà a penna; nella seconda metà nominano il denaro che devo versare.
Denaro che ovviamente non ho mai versato! poiché non ha senso essere riconosciuto come “scrittore pagante”, ma ha senso solo essere riconosciuto come scrittore “meritevole”. Altro che il libro di Mauri, io consiglierei gli Annuari di Giorgio Manacorda!
Prima che il critico militante smettesse di militare, i suoi annuari sullo schifo del mondo editoriale italiano odierno erano una cosa preziosa, almeno quanto i libri di Daniel Estulin sul club Bilderberg e sulla Potenza. 
Lo stesso poeta e critico Giorgio Manacorda fu caldeggiato da Pasolini (vedi "L'io che brucia", raccolta di poesia), che leggeva e aiutava gli scrittori nuovi senza chiedere niente e senza lamentarsi, per puro senso civile e progressista. Qui invece siamo,come dice bene lei, allo stantio, al chiuso dei cortiletti universitari, editoriali e politici. E a proposito di ambienti chiusi ed elitari, sapeva che il sig. Eco è membro dell'Aspen Institute, dove s'incontra con D'Alema, Fini, Tremonti e altri soggetti sporchissimi tra industriali, editori, grandi società private? Tramano “sulfureamente” dietro le nostre spalle, e poi ci danno lezioni di vita.
Ma nel nostro pantano sono implicati anche molti scrittori e poeti primedonne! Ci metterei pure quell’Elio Pecora che va in televisione, pubblicizza la sua rivista Poeti e Poesia - alla quale sono stato invitato anch’io a partecipare (ovviamente pagando una quota) - e non aiuta nessuno a uscire dall’ombra, anzi la conferma.
Qui sarebbe necessaria una riscossa totale da parte nostra.
Perché non formiamo un setta piratesca e andiamo all’arrembaggio del “potere kulturale”, smascherandolo, attaccandolo in ogni modo, denunciandolo anche all’estero?
Solo noi che siamo italiani possiamo, e dobbiamo, prenderlo a schiaffi. Magari possiamo cominciare proprio dando la caccia agli Eco, stanarli dalle università, etc. Io non chiederei loro niente, ma gli opporrei quella che negli anni ’70 si chiamava controcultura.
Non mi dilungo oltre e la saluto invitandola a vedere il mio video I demoni del denaro, in cui c'è anche il nostro sulfureo principe della forfora accademica quale membro della paramassoneria Aspen. E la invito a vedere il mio blog (poetainazione), dove riporto questo suo post, la mia risposta e un volante approfondimento critico su alcuni scrittori e autori italiani.
Un saluto caro a lei che ha pubblicato questo post triste ma importante.

Massimiliano Gusmaroli/Poetainazione




MA COME SI DICE: NON STUZZICARE IL CAN CHE DORME,
ED ECCO CHE IL CANE DENTRO ME E’ STATO NECESSARIAMENTE STUZZICATO!
UN CANE CHE PER LA VERITA’ NON DORME MAI E DOVE PUO’ RACCOGLIE L’OSSO DELL’OCCASIONE, SE QUESTA SERVE A MORDERE IL POTERE DEI SOLITI NOTI.

HO CONTINUATO QUINDI IL MIO CAGNESCO VAGABONDAGGIO SU INTERNET, ZAMPE AFFONDATE NEL PANTANO DEI DOTTI PROFESSORI, DEI DOCENTI UNIVERSITARI-POETI, DEI BRAVI SCRITTORI DA CORTILE (QUELLI CHE DI TANTO IN TANTO ABBAIANO MA NON MORDONO MAI), DEI GIORNALISTI DELL’APPARATO CHE RIEMPIONO LE LIBRERIE, DEGLI STESSI EDITORI-SCRITTORI, DEI POLITICI-NOVELLIERI, DEI CANTANTI-DRAMMATURGHI, DEGLI ATTORI-ROMANZIERI.

VOGLIO QUINDI RIFERIRVI CHE COSA HO TROVATO ANDANDO A ZONZO NELLO SPORCO DELLA CULTURA UFFICIALE.


ECCO QUI:

http://www.corriere.it/cultura/15_febbraio_21/gli-autori-mondadori-rcs-questo-matrimonio-non-s-ha-fare-94f21a8e-b999-11e4-ab78-eaaa5a462975.shtml

L’APPELLO
Gli autori: Mondadori-Rcs questo matrimonio non s’ha da fare


Il documento promosso da alcuni scrittori del marchio Bompiani e sottoscritto da altri autori di case editrici diverse
di Umberto Eco e altri 47 scrittori e autori



Umberto Eco

Pubblichiamo un appello promosso da alcuni scrittori del marchio Bompiani e sottoscritto da altri autori di case editrici diverse. Mercoledì scorso Mondadori ha sottoposto a Rcs MediaGroup una manifestazione di interesse non vincolante per l’acquisizione dell’intera partecipazione detenuta dalla società in Rcs Libri, pari al 99,99% del capitale. Anche il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini giovedì si è chiesto «come funzionerebbero le cose in un Paese con un’unica azienda che controlla la metà del mercato, con l’altra metà frammentata in piccole e piccolissime case editrici».

L’appello

Noi autori della casa editrice Bompiani (insieme ad alcuni amici che pubblicano presso altri editori, intellettuali e artisti) manifestiamo la nostra preoccupazione per il ventilato acquisto della Rcs Libri (che comprende le case editrici Adelphi, Archinto, Bompiani, Fabbri, Rizzoli, Bur, Lizard, Marsilio, Sonzogno) da parte della Mondadori. Pur rispettando l’attività editoriale della casa acquirente ci rendiamo conto che questa fusione darebbe vita a un colosso editoriale che non avrebbe pari in tutta Europa perché dominerebbe il mercato del libro in Italia per il 40 per cento. Un colosso del genere avrebbe enorme potere contrattuale nei confronti degli autori, dominerebbe le librerie, ucciderebbe a poco a poco le piccole case editrici e (risultato marginale ma non del tutto trascurabile) renderebbe ridicolmente prevedibili quelle competizioni che si chiamano premi letterari. Non è un caso che condividano la nostra preoccupazione autori di altre case: questo paventato evento rappresenterebbe una minaccia anche per loro e, a lungo andare, per la libertà di espressione.
Non ci resta che confidare nell’Antitrust.


Gli autori
Roberto Andò, Nanni Balestrini, Sergio Bambarén, Franco Battiato, Tahar Ben Jelloun, Ginevra Bompiani, Pietrangelo Buttafuoco, Rossana Campo, Furio Colombo, Mauro Covacich, Michael Cunningham, Andrea De Carlo, Roberta De Falco, Paolo Di Stefano, Luca Doninelli, Maurizio Ferraris, Mario Fortunato, Fausta Garavini, Enrico Ghezzi, Paolo Giordano, Giulio Giorello, Hanif Kureishi, Raffaele La Capria, Silvana La Spina, Lia Levi, Dacia Maraini, Mario Martone, Michela Marzano, Laura Morante, Carmen Moravia, Edoardo Nesi, Aldo Nove, Nuccio Ordine, Roberto Peregalli, Sergio Claudio Perroni, Aurelio Picca, Thomas Piketty, Lidia Ravera, Antonio Scurati, Amina Sboui, Toni Servillo, Simona Sparaco, Susanna Tamaro, Chiara Valerio, Giorgio Van Straten, Sandro Veronesi, Drenka Willen.

21 febbraio 2015 | 09:41
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COME VEDETE QUESTO APPELLO HA SOLO UN ANNO. FIRMATO DA BEN 47 SCRITTORI E “AUTORI”, COME DICE UMBERTO ECO DAL CORRIERE DELLA SERA (UNO DEI GIORNALI PIU’ MONOPOLISTICI E DI REGIME CHE ESISTONO -VEDI MAPPA ALLA FINE DEL POST *).

LA PAROLA AUTORI E’ INTERESSANTE PERCHE’ DICE TUTTO E NIENTE, E COSI’ OFFRE IL FIANCO AL PENSIERO UNICO RCS-MONDADORI E AI SUOI MOLTI AUTORI E POCHISSIMI SCRITTORI.


MA VEDIAMO CHI SONO I FIRMATARI DELL’APPELLO.



L’appello è firmato per almeno un quinto da attori, registi,cantanti e sceneggiatori-non scrittori:
Roberto Andò (regista, sceneggiatore), Franco Battiato (cantante famoso), Roberta De Falco (sceneggiatrice per cinema e televisione), Mario Martone (regista, sceneggiatore), Laura Morante (attrice famosa), Toni Servillo (attore famoso). Hanif Kureishi è un caso particolare perché lavora come sceneggiatore ma è anche scrittore.

Per un altro quinto abbiamo quegli “autori” cresciuti e dovuti all’ombra della casta politica: Pietrangelo Buttafuoco (politico del MSI, poi di AN, uomo televisivo, etc.), Michela Marzano (politico del PD), Edoardo Nesi (assessore giunta PD, Lista Con Monti per l’Italia), Roberto Peregalli (architetto di Berlusconi).

Vi è poi un altro quinto costituito dagli stessi editori e dai loro giornalisti:
Ginevra Bompiani (figlia dell’editore), Paolo Di Stefano (Corriere del Ticino, La Repubblica) , Luca Doninelli (L’Avvenire, etc.), Mario Fortunato (Rai3, Panorama, etc.), Enrico Ghezzi (Rai3), Paolo Giordano (Il giornale), Sergio Claudio Perroni (agente editoriale), FurioColombo (giornalista, editore, anche politico).

Poi abbiamo una discreta fetta di docenti universitari anche collaboratori di giornali:
Maurizio Ferraris (docente universitario), Fausta Garavini (redattrice rivista Paragone, Nuovi Argomenti, docente universitaria), Giulio Giorello (docente universitario, giornalista del Corriere della sera), Michela Marzano (docente universitaria, politico del PD), Nuccio Ordine (docente universitario, collaboratore del Corriere della sera), Thomas Piketty (docente di economia, collaboratore a Le monde, Libération, etc.), Antonio Scurati (docente universitario, scrittore, collaboratore con il quotidiano La stampa ).

E non potevano mancare le figlie e le mogli d’arte: 
Rossana Campo (anche se non sa scrivere è comunque la moglie di Nanni Balestrini), Carmen Moravia (moglie di Alberto Moravia), Lia Levi (figlia di Primo Levi).

Poi ci sono i “veri scrittori”, o meglio quelli che mi sembrano i più autentici tra questi firmatari. 

Per me autentico significa prima di tutto che lo scrittore è un fiume pulito e indomito, una vera penna (o tastiera) non compromessa e spontanea. Il vero scrittore non scrive per secondi fini (commerciali, faziosi, materiali, etc.) e non scrive in virtù di amicizie, compromessi, ambienti frequentati (cinema, televisione, politica, etc.) o per propria fama (perché è famoso) od eredità, fosse anche per eredità del suo stesso passato di scrittore o altro. 
Il vero, anche se è il più vecchio che esiste, scrive sempre perché è vero e non perché lo è stato, o per un qualche diritto di nascita.

Nanni Balestrini (per quanti danni abbia fatto alla letteratura italiana e quanto sia museale, è comunque un poeta), Sergio Bambarén (è una specie di delfino che non si è piegato alla sporcizia del mare!), Tahar Ben Jelloun (uno scrittore vero e amabile, sebbene sia amato anche dagli editori e dai giornali, e ciò non depone a suo favore), Dacia Maraini (per quanto sia oggi piegata in sé, è scrittrice da tempi non sospetti), Mauro Covacich (anche collaboratore di giornali, è invece scrittore dei tempi sospetti), Michael Cunningham (scrittore su cui non posso esprimermi e pertanto lo metto in questo magro "paradiso"), Andrea De Carlo (uno scrittore scoperto da Fellini, non so altro), Raffaele La Capria (scrittore prolifico ma tentacolare, anche collaboratore con il Corriere della sera e altri giornali), Silvana La Spina (scrittrice ancora da comprendere), Aldo Nove (poeta che fu dei “novissimi”, una vera collaudata ma che non esplode), Aurelio Picca (poeta, attore, scrittore: il suo poema beat “Io sono l’Italia” ha qualche cosa di vero ma solo a comprarlo, per leggerlo è introvabile su internet!), Lidia Ravera (anche lei scrittrice di un'altra epoca, oggi assessore alla cultura della Regione Lazio).
Alcuni di questi nomi sono sicuramente veri, ma non si distinguono dai non veri, perché? 

Perché in qualche modo partecipano a questa Italia mediatica falsa e sporca, e così non scrivono nella verità della letteratura, e cioè di se stessi, ma nella falsità della mistificazione e nella brutalità del monopolio.
Chiara Valerio, ad esempio, è nata scrittrice o redattrice di Nuovi Argomenti?
Sandro Veronesi inizia collaborando con la RAI, fratello dell'altro Veronesi, e anche lui sembra uno scrittore, ma questa sua vena è autentica o aiutata dagli ambienti che frequenta?
Il caso di Drenka Willen sembra in parte rispondere a questa domanda. Siamo di fronte a un grande editor americano, editrice del Washington Post e di altri giornali legati occultamente a delle superpotenze economiche, perciò non mi meraviglierebbe se vincesse venti volte il premio nobel per la letteratura.
Il caso di Amina Sboui, invece, credo sia un puro prodotto mediatico-politico rimbalzato dalla televisione e da facebook alla letteratura, e scommetterei sul fatto che il suo libro "best-seller" non è stato scritto da lei. 

Ma qui siamo al prodotto commerciale crudo, perciò non importa chi lo scrive.
Vi sono poi quelli che sanno “recitare bene scrivendo”, potrei dire.
Simona Sparaco è oggi la versione aggiornata, degenerata e romana della triestina Susanna Tamaro di Va dove ti porta il cuore, ma quest'ultima, al di là dei media che l’hanno affermata e resa mediatica, è anche una scrittrice con cognizione e senso letterario, io credo.
Simona Sparaco invece è solo "brava e bella", sempre che i suoi libri siano suoi, cioè scritti da lei. Ma se così non fosse allora avrebbe speso inutilmente 10.000 ero l'anno studiando "storytelling and performing arts" alla scuola Holden di Torino. Una scuola che insegna a scrivere libri privi di letteratura ma VENDIBILI. Termine che va inteso nell’accezzione della RCS-Mondadori: ovvero: libro = oggetto commerciale.  
Come vedete io le considero già fuse. Fuse di fatto, nel pensiero unico
mediatico-editoriale che i due grandi colossi monopolisti propugnano.
Ed in questo senso l’appello qui sopra appare ridicolo.


MAPPA DEI GIORNALI ITALIANI


Per vedere ingrandita la mappa cliccarci sopra.
Ringrazio questo link :





martedì 12 gennaio 2016

stranamente giovani













Vanno strani uomini






Magri polmoni della terra
peli d'erba unta
e in lontananza un colle
col suo palazzone
uguale per ogni città
e strade che hanno perso i nomi
o ne prendono da nessuno
come a Ponte di Nona o a Corviale
"via Antonio Caltagirone industriale"

E affondano le geometrie
i parallelepipedi abitati
o caduti dal cielo
o verso l'alto soffiati 
da nuovi venti atomici 

E vanno strani uomini 
e passano al silenzioso fiore scampato
su autobus di ritorno 
uomini e donne sopravvissuti

E fondano una nuova stirpe
in questo grembo-millennio sfatto
in questo mattino-cammino ignaro 
nello strano calore-ghiaccio
nello strano maggio glaciale
strano sangue-delirio vetro-metallo
da Laurentino al Corviale

E gettano muti e soli qualche seme 
nella terra dei palazzoni della strana città
che non è più nemmeno antica
nel deserto impudico delle sacre gru-croci
che cambiano assetto nel nostro Corpo
e fanno apolide la nazione 
e chimica l'erba che non è più bella
 e di cemento sacro la religione

Vanno sotto bianche nuvole feroci 
strani uomini in vecchi embrioni 
di città italiche e ignote uova di palazzoni
sotto gli attuali cieli cesio-benzene 

Uomini manuali e informatici
per città sconosciute come le nuove piogge
 in scrosci violenti dall΄ozono-voragine
 sulle finestre aperte per reduce gioia di vivere
da Hiroshima a Fukushima tra tsunami 
stampati come monete nell'alluvione

E questi uomini incontrano, 
magari in un giorno di domenica,
come fosse ancora il giorno di qualche Dio,
il vivace e giallo sole della "nazione"
marchio sulla pelle in piccole macchie 
sul viso che è sempre più strano  
dopo il buio infrasettimanale della vita normale

E in massa si consolano
nella domenica di sole consolatorio 
da ogni brutta piega della vita nazionale 
su cui ancora in cielo azzurro stampato è il sole 
e sulla scuola distrutta e sul misero lavoro
 e su ogni fabbrica d'uomini morti 
in questa televisione o in questo nostro mare.












































































venerdì 11 dicembre 2015

Il denaro




                                               


                                        Sono allora volato in alto,
                                        non come entità divina né come uccello
                                        ma ancora meno: un insetto fastidioso,
                                        nel cielo degli dèi a fare rumore.





In questo post, sotto la poesia che vedete volteggiare qui sopra, trovate: il video I demoni del denaro, scritto in prosa ed inerente un tema tanto caro quanto segreto al mondo: il denaro, per cui vi chiedo 52 minuti di massima concentrazione e una coscienza pronta. Lo stesso è anche tradotto in inglese e ne trovate il video a seguire. 
Trovate poi la pubblicità di una mia poesia in azione, che aggiungo qui per via di alcune coincidenze. Infatti, al di là del disegnuccio, che una strana mano oscura mi ha guidato nel disegnarlo, vi sono alcune righe di presentazione che evidenziano come già nel lontano 2011 avevo in animo il tema del demonio e di questo diario. L'azione di poesia ha visto un demone (interpretato da mio fratello) in lotta contro un angelo (interpretato da me). 
Sempre per aderenza al tema del demonio ho poi collocato in questo post una brevissima ma significativa ricerca sulla loggia massonica P2 e, a seguire, una poesia che ho scritto per una classica vittima di questo tipo di Propaganda, una suora indiana infatuata del Vaticano che ho incontrato su un aereo tornando in Italia dal Bangladesh. 
Infine, nell'alternarsi tra prosa e poesia che caratterizza questo post, ho voluto darvi una mia breve ma simbolica ricerca sul Vaticano dal titolo Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria.









I DEMONI DEL DENARO



E' questo un video sulla mia scoperta del diavolo, una sorta di viaggio all'inferno. Ma è anche una scoperta del denaro, un viaggio nell'economia che domina oggi il mondo. 




https://www.poetainazione.com/#





THE DEMONS OF MONEY (ENGLISH VERSION)
tradotto dalla sig.na Anda-Ioana Ardeleanu, 
mia inseparabile e preziosa collaboratrice.



















Caro diario
devo cercare di capire, perciò scrivo.
In questi ultimi mesi, anzi anni, mi sembra che ogni mio vecchio sogno umano si sia perduto
e ogni nuovo che viene, se viene, immediatamente si perde sotto l'incubo della Distruzione.
Ma cos'è questa Distruzione?

Vedo ovunque perdersi, anche nei miei simili, nel cosiddetto "mio popolo", che non sento più mio, l'umanità stessa, cioè la qualità propria dell'essere umano.
Sembra che ogni atto gentile - se avviene, e se avviene è sempre con sforzo - si stacchi dai nostri movimenti come aria morta, e ogni parola sentita, se viene, sembra già evaporata o secca...quasi che intorno, questa Italia, sia un deserto bruciante, ma invisibile. Una strana terra, non più mia, da cui s'innalza non solo la visibile immondizia ma un'aliena carovana di rifiuti che sono appunto questi nostri gesti, queste parole, questi perduti frammenti di umanità.

Una rovina che per di più non viene discussa da nessuno, nemmeno rappresentata, ma viene anzi camuffata sotto mille ventagli colorati, e agitati nervosamente, ossessivamente...come le parole "benessere" e "progresso".
Rappresentarla in arte è difficile, ma ci proviamo, perché l'arte, come atto umano eccellente, è la prima eccellente vittima di questa distruzione.








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cliccate sul seguente link per leggere il testo:










A una Sorella incontrata in aereo
(il 26.8.2011)



No, Sorella incontrata in aereo da Calcutta con scalo a Londra,
la vita non ha quel senso, malgrado gli sforzi e le preghiere.
Il senso che lei dà alla vita è però una bella illusione
illuminata da un buon cuore, il suo teresiano.
No, Sorella incontrata in aereo sul “Creato”,
queste nuvole e la “scintilla dell’universo” non mi possono bastare,
la scintilla di cui lei mi parla e quel Dio che io e lei
scriviamo con la D (gli inglesi con la minuscola), per me non esiste.
O se esiste non l’ho mai amato.
Esiste però l’Uomo, qui, amabile per i suoi buoni inganni,
esecrabile per i suoi inganni cattivi, che a volte sono la stessa cosa.
No, Sorella, mentre lei “prega per me”(oh che buona e cattiva cosa!)
e altre migliaia di suore pregano per altri come me,
io non vedo il “Diavolo” di cui lei mi parla
ma vedo colui che agita la coda e compie giochi
da sotto il tendone della più grande cupola del mondo!
No, Sorella, il diavolo che tiene il mondo
è colui che lo sta distruggendo, o lo ha Ri-Creato,
e non è certo nell’Amore, o nel bel Matrimonio
a cui lei mi vorrebbe destinato.
No, Sorella, io vedo un potere di calmi speculatori
simili a preti il cui mestiere si chiama Vaticano,
e vedo una camorra di cristiani tristi e cialtroni
sfilare in un “Family Day” convocato dallo Stato.
E ridicoli e magniloquenti sono i turpiloqui urlati
come questa cacofonia da megafoni anglofoni.
No, Sorella, quello che lei chiama felicemente Dio
indicando Roma da questo aereo non è ciò che lei crede,
in quelle bianche mura non c’è il suo,
non c’è la felicità degli ingenui ma dei diavoli!
No, Sorella, sarò io a pregare per lei.
Contro un diavolo operoso
scriverò per una suora sorridente,
quando avrò un momento di non-guerra.



      






cliccate sul seguente link per leggere il testo:
















Verso Lampedusa













VERSO LAMPEDUSA - videopoesia



Domenica 11 maggio 2014 affonda un altro barcone tra la Libia e Lampedusa. Dei 400 a bordo se ne salvano solo 200. La tragedia è continua, e continua.




Towards Lampedusa  (english version)
videopoetry on the tragedy of the african imigrants in Italy 




Dal Blog di Gabriele Del Grande: 
Ragazzi di Tunisi dispersi al largo di Lampedusa nel marzo 2011

Un giorno a Lampedusa e a Zuwarah, a Evros e a Samos, a Las Palmas e a Motril saranno eretti dei sacrari con i nomi delle vittime di questi anni di repressione della libertà di movimento. E ai nostri nipoti non potremo neanche dire che non lo sapevamo. Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 21.439 persone. Di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011, almeno 590 nel 2012, 801 nel 2013 e già 2.086 nei primi nove mesi del 2014. Il dato è aggiornato al 4 ottobre 2014 e si basa sulle notizie censite negli archivi della stampa internazionale degli ultimi 26 anni. Di seguito trovate soltanto gli incidenti degli ultimi mesi.

 continua la lettura sul blog del giornalista scrittore   Gabriele Del Grande




Il 5 agosto 1938 sulla rivista La difesa della razza viene pubblicato il seguente manifesto:


« Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.
LE RAZZE UMANE ESISTONO. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano a ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.
ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.
IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.
LA POPOLAZIONE DELL'ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ ARIANA. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.
È UNA LEGGENDA L'APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI. Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.
ESISTE ORMAI UNA PURA "RAZZA ITALIANA". Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico–linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano–nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra–europee, questo vuol dire elevare l'italiano a un ideale di superiore coscienza di sé stesso e di maggiore responsabilità.
È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D'EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL'ALTRA. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono a un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra–europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. »





















Videoreportage sul mostro del turismo nella bellezza della Cappadocia




KATPATUKA - videoreportage

Da un mio viaggio in Turchia, avente per apogeo la Cappadocia, nasce questo video dal titolo antico. In realtà questo video è alquanto moderno, pienamente dell'anno 2012, considerato che non tratta solo la natura e la storia meravigliose che in questi luoghi si sono depositate formando nei millenni un'immensa opera d'arte, ma tratta più che altro il turismo di massa nella sua verità, ovvero nel suo consumismo vorace, cieco e orrendo.   


Il filmato, realizzato con una semplicissima videocamera quasi da tasca, è molto più lungo, ampio e articolato di quanto lo sia questo video, che soggiace a una scelta drastica: ridurre in minuti e in scene per essere immediatamente più fruibile. 

La maggiore lunghezza e la maggiore difficoltà implicano sempre da parte dei fruitori una maggiore disponibilità di tempo e impegno (volontà, pazienza, concentrazione, etc.) e sono questi i motivi che mi hanno dissuaso dall'idea di un grande reportage-film, spingendomi a contrarre, ridurre, tagliare.  

- Un giorno dell'anno 2012 il direttore di produzione del teatro Vascello di Roma Enzo Toto, che aveva letto in pochi giorni quattro mie opere teatrali (Furie, Mefistofele 2000, Dialogo con un clown e Medea Oggi) mi parlò del problema della concentrazione del pubblico e cioè del fatto che i teatri non mettevano più in scena opere della durata di due ore. E' dunque ripensando a quella sua affermazione nel foyer di via Giacinto Carini 78 che oggi mi/vi chiedo: ho fatto bene o ho sbagliato in questo autolesionismo che possiamo chiamare "compromesso dell'autore con il destinatario"? 


Probabilmente anche il teatro Vascello aveva fatto una scelta di compromesso, o forse voleva segnalarmi indirettamente che il mio copione era troppo lungo, sebbene così non sembrava. Il signor Toto mi presentò addirittura come una giovane promessa della drammaturgia e mi lasciò dicendo che era interessato a produrre la mia Medea Oggi con la scuola del teatro. Non ricordo neanche più bene le parole dette, le quali si impastano alle tante altre che le mie orecchie hanno udito o letto in questi ultimi vent'anni (vedasi la mia corrispondenza con le case editrici) formando ormai una cacofonia sporca e sempre più irreale, proprio come questa Italia al potere. 


Parliamo di potere, sì, perché i teatri e le case e ditrici sono un vero e proprio potere del Paese, non meno importante della magistratura. E questo potere agisce sia su di noi scrittori sia su di noi destinatari della scrittura. Chiacchiere senza reali intenzioni, solo per apparire sensibili alla novità e buoni con i nuovi autori, o anche per apparire potenti, sono piuttosto solite nell'ambiente della cultura. Le bocche delle nostre decisionali figure culturali sono spesso coperte di queste afte croniche, e l'inerzia, l'accidia, la viltà e il conservatorismo sono un pus che pervade il campo artistico non meno di quello politico. 


Ma rispetto all'estero le nostre condizioni culturali sono particolarmente gravi, dato che anche i teatri sono finiti a spacciare roba riciclata dalla televisione, oppure riciclano se stessi, il solito repertorio. Qui gli autori morti sono più vivi dei vivi (vedi le continue riproposizioni di Goldoni, Molière, Beckett, Ionesco, Gogol, Shakespeare, etc.) mentre gli autori vivi ricevono i complimenti più sinceri per restare nell'ombra, come i veri morti.


Ma tornando a Katpatuka.

Da una parte sicuramente ho sbagliato, nonché, in qualche misura, ho tradito me stesso, come del resto chiunque fa una scelta di compromesso; ma da un'altra parte il risultato (come direbbe un produttore-editore scaltro) è forse più consono alle esigenze del destinatario di oggi, se posso dire così senza offendervi. Sì perché il destinatario siete voi che ho avuto nel mio cuore, che dunque ho tradito come ho tradito me stesso. Ad essere stati umiliati da questa versione ridotta siate anche voi dunque, sebbene, appena fatta questa versione, mi sia subito ripromesso di realizzare quanto prima quella che avrei voluto in origine e che ovviamente non ho mai realizzato.

Rinunciando all'idea iniziale tante cose che avevo ritagliato mancano in questo video. Mancano quelle immagini pure in lunghe inquadrature, quegli spezzoni esteticamente rozzi ma carichi del mio stupore; e quel silenzio dei luoghi oltre l'immagine; e il silenzio delle montagne e dei villaggi come Gore; e il suono erompente dei minareti, che forse varrebbe di più come puro frammento d'audio, puro suono, isolato dall'immagine. E avrei anche cercato di rispettare meglio la miseria del vecchio centro abbandonato di Nevşehir, la grazia delle persone intervistate, la mia solitudine. Ma i compromessi nell'arte sono come i compromessi nella vita: una perdita che non possiamo mai quantificare.





Katpatuka english version (translated and interpreted by A-I. Ardeleanu) :















Romeo e Julieta nella Verona leghista







Contro un'ordinanza del sindaco di Verona F. Tosi che vieta di fare la carità nel centro storico della città ho realizzato questo video e l'ho inviato (come al solito mediante un bombing di email) allo stesso sindaco e a tutti gli uffici del comune di Verona insieme con le associazioni e gli organismi veronesi interessati.
A seguito di questa "azione" il sindaco mi risponde per email e ne nasce un carteggio (pubblicato on line dal quotidiano Qui Europa). 























Il meglio di Torpignattara




                                                      Nella strada uomini sfusi 
                                               conclusi nella strada.




Contro l'incuria del Parco Sangalli a Roma, lordo di immondizia e siringhe tra i piedi delle migliaia di avventori tra cui molti bambini, ho compiuto questo video. Esso nasce da una "raccolta spontanea dell'immondizia" (così si chiamano queste iniziative, le quali, per quante ne avvengono sistematicamente nella capitale, sono ormai una realtà codificata) organizzata, filmata e argomentata da me in questa composizione.  








Se vedete un trentenne
col viso pulito, da ragazzo,
a spasso per la periferia
forse quello starà pensando
ai ligustri di via dell'Acqua Bullicante
o sarà in cinta di quella consueta poesia
che nasce al crepuscolo
rincasando.

Se vedete un tipo sospetto
che osserva le vostre finestre,
gli ingressi delle brutte case
in cui vivono nonni e nipotini
i tossici disinvolti
il bucato triste dei cinesi
le fritture dei bangladesi
……………………….
……………………..
forse lui starà cercando
parole appropriate a tutto questo.





***



Coi nomi di queste vie



   Scritta in una strana potente domenica romana d’aprile
   quando il cielo era opaco ma l’umore limpido
   e un trenino avente per capolinea qualche profondità della via Casilina
   mi ha raccolto a Torpignattara e scaricato alle porte della borgata Giardinetti
   dove, con una penna comprata in un bar,
   su un volantino pubblicitario raccolto dalla strada,
   sono accaduti questi versi                
   che dalla strada sono tornati alla strada


Coi nomi di queste vie
cosa viene a noi
che abbiamo letto milioni di versi? 
Signora delle nostre arti,
chi sei che soffi poesie dal nulla
e la cara via Casilina ti è alleata
e complici ti sono le sue vie?

Via dell’Alloro
via dei Glicini
via delle Magnolie
…..............
..................

A via dei Giardinetti
arriva questo trenino
col suo proletariato di facce
e lungo la via altri nomi
altri complici vicoletti,
altro proletariato di incisori
orafi, pittori…

Via Ercole Bazzicaluva
via Angelo Cappuccio
via dei Fratelli Poggini
.................
.................

Ah, voglio scrivere ogni tuo nome
poesia della mia patria
e voglio scrivere la parola patria
tante volte per quante arti
quante vie quante facce tue,
poesia della mia patria.

Una palazzina a metà limone e grigio
un’altra di croste, un’altra di rosso
che svanendo dalla sottostante calce
sempre più assurdo e felice diventa,
al di sopra di ogni pittore!
…..............
..................

Ah, se solo proviamo ad entrare
tra questi muretti
dove stanno le magnolie
i fichi e sempre i limoni,
dove vasi rusticamente magistrali
decorano alti gli ingressi
e statuette di nobili leoni
vegliano proletari casati
di ciociari, operai, contadine 
e pomodori, agli, zucchine
gatti assopiti, cani insonni, e di gesso
quanti nani nei giardinetti calmi
tra tavolini e sedie riverse su cui piove
e poi torna il sole romano;
finché oggi queste casette
un tempo misere e disperate
stanno come avvertito possesso
di quel qualcosa d’umano
che anche dei più inumani borghesi
è sogno.

E quando il vento è caldo
e la terra si gonfia come il pane
più degli oleandri e degli allori
sono le tante palmette africane
a fremere nei marciapiede,
quando il vento è il maschio
che sgorga dalla primavera.

E l’umanità di questo trenino che torna
fatto di carne e ossa: tante forme
qui e là scolpite, piccole e grosse
teste, e tanti colori di pelli fini
qui e là dipinte: meraviglia del mondo
nelle tante sue regioni e patrie; e
le mani lisce poche, le mani rosse
e graffiate pesano sui pantaloni,
e questa mano che tiene la penna
scrivendo al ritmo della gioia
e del dolore più coscienti oggi
in questa domenica quasi d’aprile,
quando abbiamo sognato afferrare
l’intenzione viva e callosa delle cose:
miniature di miniature all’infinito
contenute in queste vie, anzi incise:

le porticine storte dalla ruggine
le fontanelle reclinate sui loro getti  
le piccole targhe che avvisano dei cani
l’incombenza, o portano nomi,
indicano fabbri, dottori, matti
e una fabbrica di bomboniere
....................
....................
e la morte in motocicletta di qualcuno 
su quel punto di strada puntuale
dove l’erba approfitta della crepa
il rampicante lega le sbarre
e il finto girasole nel vento ruota…


'Na cosa  
videopoesia




***
  
La mia saggezza?
La userò come segnalibro
fin quando non sarò più colto.

La mia razionalità?
Non controllo mai il resto
che il commerciante indiano
mi mette nel cuore della mano,
mentre ne seguo il gesto
come un cane
e lo amo.


***




Voci di vedove e vecchi edili
voci di ieri nella borgata
mi hanno rapito
nella sera di Roma,
quando alla fine di Ottobre
una luce appena sufficiente a leggere
prende i fogli della scrivania, i libri
maestosi, la gente umile, la Strada
lurida dove giocano i bambini,
i negozietti vocianti, le risa ferrose
delle signore...tutto nel suo giallo scordato.
E tutto sembra conciliato in sé, nelle cose,
anche la frase piena d'immondizia
s’intona al verso di Rimbaud
per strana amicizia,
e la mia stanza
stornella con la Strada, e ogni cosa
come dentro un'unica bocca emozionata
cade nella sera felice e disperata
profana e amorosa.






***





Vecchio giorno di festa


Gli occhi e le labbra chiuse dei palazzi
appena assolati nei mattini
e nel richiamo della città gli uccelli sono pazzi
o forse sognano, o ritornano bambini.

Il sabato è quella luce che bacia il vuoto degli spazi.